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Fino al 18.V.2014 | Rodin | Galleria Nazionale d’Arte Moderna | Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano, Roma

di - 26 Aprile 2014
Possanza e levità, materia nella sua poesia. Roma omaggia e ancora di più indaga figura, arte e pensiero, soprattutto “modello” e lezione di Auguste Rodin, dedicando due differenti mostre al suo lavoro e alle sue influenze. Alle Terme di Diocleziano fino al 25 maggio, forte del successo milanese, “Rodin, il marmo, la vita”, che attraverso oltre sessanta opere propone il percorso più completo mai realizzato sui marmi del maestro francese.
Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, invece, fino al 18 maggio, “D’Apres Rodin”, che ricostruisce le influenze esercitate dal suo stile sugli artisti italiani dell’epoca ma anche dei decenni a seguire. Ben oltre gli spazi e le opere dunque, e perfino al di là dell’intenzione dichiarata, la doppia esposizione porta in primo piano la riflessione sulla carne e sui linguaggi della sua rappresentazione, finendo per ripercorrere nella rivoluzione della modernità la storia e la teoria del corpo, artisticamente inteso.

Attenzione, però, se la materia nell’imponenza dei suoi volumi, è l’oggetto che cattura e sollecita lo sguardo, di fatto il motore è nello spirito che di quella materia, appunto, è anima ed energia. Pulsione.
Sono le forme che si liberano della materia e prima ancora forse la materia che si libera delle sue forme i soggetti delle opere di “Rodin, il marmo, la vita” tra sensualità, eros, identità e spirito, tradizione e modernità.
Non è un caso che la mostra prenda le mosse dall’opera “Il Bacio”, che fece scalpore nella Francia di fine Ottocento. È lì il vessillo della metamorfosi culturale e iconografica di Rodin che altro non è che accettazione delle proprie radici. A essere indagato è il Michelangiolismo, che si accende così di nuove luci, inglobando in sé secoli di storia dell’arte. La possanza è quella di Michelangelo, così come la muscolatura in tensione. Il contrasto è nella fragilità della mano, di memoria Berniniana, che stavolta non vede l’uomo prendere ma essere preso.
È la fragilità della donna che attira a sé l’amante e lo vince in un ribaltato gioco delle parti, sottile e rivoluzionario. Tra antico e moderno, dalla lezione rinascimentale alla conquista di un nuovo classicismo, Rodin punta a un’arte viva dove il marmo sia “carne” dell’anima, capace di coniugare la perfezione della forma con l’impulsività, imperfetta per definizione, dell’erotismo.
Ecco allora estasi e non finiti che si intrecciano e dialogano per raccontare la vita o meglio l’idea che Rodin voleva trasmettere di essa. Rodin è il suo “pensatore”: ha la visione dell’opera, delega spesso la realizzazione, perché l’eternità è nel sentimento che si suscita, la materia è solo il tramite. Anche se immortale.
E se alla Terme di Diocleziano dunque l’attenzione è rivolta a Michelangelo dopo Rodin, alla Gnam è invece concentrata su Rodin prima della scultura contemporanea, di cui fu uno dei fondamenti. Qui a mettersi in mostra è l’Italia, la “classe” di artisti che ascoltò l’insegnamento del maestro, non per imitare ma per farsi contagiare dalla modernità in boccio. E contribuire al suo divenire. Il percorso è trasversale e corre tra  nomi e decenni, a partire dal 1901, anno in cui le opere di Rodin furono viste e studiate grazie all’esposizione alla Biennale di Venezia. L’obiettivo è sempre raccontare l’artista nel suo percorso ma anche offrire lo spaccato di una storia dell’arte che riflette su se stessa. Il primo insegnamento di Rodin è proprio nella rilettura del michelangiolismo che riportato in primo piano trasforma e accende i lavori di artisti pure molto distanti tra loro, da Boccioni a Fontana, da Dazzi a Prini, fino a Martini, in un dialogo e dibattito tra plasticismo, spazialità e indagine sul corpo, pure deformato. Lo studio degli italiani, anche attraverso molte opere già nella collezione del museo, diventa così consacrazione del genio francese, riferimento, per affinità e contrasto, di decenni di analisi sulla materia, tra scabri non finiti, idealismi secessionisti, poetica del frammento. Nonché un viaggio nella memoria, pure dei silenzi. Dopo la morte, il ritorno all’ordine sembrò dimenticarlo. La sua rivoluzione però era ormai storia con cui fare i conti.
Valeria Arnaldi
mostre visitate il 10 e il 17 febbraio
Dall’11 febbraio al 18 maggio
D’Apres Rodin. Scultura italiana del Primo Novecento
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Viale delle Belle Arti 131
Orari: 10.30-19.30, chiuso lunedì
Info: 0632298221

Dal 18 febbraio al 25 maggio
Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano, Viale De Nicola 79
Orari: 10-19.30, chiuso lunedì
Info: 0639967700

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