Una sessione di fotografia comparata. Così nel 1929 Alfred Döblin descrisse nel suo saggio introduttivo al volume di fotografie Il volto del Tempo il progetto, scientifico e rigoroso, di August Sander (Herdorf 1876 – Colonia 1964): Uomini del XX secolo.
Nelle idee del fotografo – prima – e nell’obiettivo – poi – gravitarono per oltre trent’anni le donne e gli uomini delle campagne intorno a Colonia, gli artigiani dei borghi, i professionisti delle città, i grandi industriali, gli artisti, gli emarginati e tutta la vasta e varia umanità che riuscì a ritrarre. Categorie, insiemi, che nell’ambizioso progetto erano il risultato di un percorso ben preciso. Attraverso le singole persone o i gruppi sociali, Sander ritraeva in realtà quelli che considerava degli archetipi sempre esistenti ai quali ricondurre la variegata realtà umana del tempo. Nella convinzione che il lavoro svolto, il censo, la condizione culturale incidessero sulla fisionomia delle persone, il fotografo impresse migliaia di negativi ai quali affidare la sua rigorosa anatomia sociale.
Distrutte in parte dai nazisti in parte da un funesto incendio le lastre sopravvissute (circa 11.000) e le stampe originali (oltre 4.500) compongono oggi la parte più preziosa dell’Archivio Sander a Colonia. Proprio da questa collezione provengono i 180 scatti originali esposti ai Musei Capitolini in una mostra che va a chiudere le inaugurazioni del Festival Internazionale di FotoGrafia. Le splendide immagini scattate dal 1913 fino al dopoguerra sono suddivise secondo la logica dei gruppi originariamente concepita dall’autore: Archetipi, L’Uomo di campagna, il Lavoratore Specializzato, la Donna, Classi e Professioni, gli Artisti, la Città, gli Ultimi. Ritratti di un nitore e di una forza evocativa sorprendenti. Il mosaico delle varie tessere di cui era composta la società tedesca si compatta sotto lo sguardo indagatore e spietato di Sander. Uno sguardo dotato di una “capacità di osservazione senza pregiudizi” (secondo Walter Benjamin) che in quel periodo storico offrì uno specchio fedele della variegata Germania a dispetto delle teorie nazionalsocialiste di uniforme supremazia della razza ariana.
Il tentativo del grande affresco corale fu spezzato proprio dall’avvento del Terzo Reich e quella società, spaurita come molti degli sguardi puntati sull’obiettivo, si trovò di colpo protagonista di cambiamenti epocali. Fotografia analitica, rigorosa nel rifiuto del ritocco artistico e intransigente nella posa, tutta tesa a creare tipi e ad evocare ideali. Eppure dotata di una capacità di entrare con la sua percezione nella pelle del singolo, tanto da restituircene in parte la storia individuale e quindi, forse non del tutto involontariamente, la sua unicità.
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cristina del ferraro
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