Nato a Dallas (Texas) nel 1969, Steven Meek si laurea nel 1994 presso la School of Art della Yale University.
La mostra inaugurata lo scorso 16 gennaio nello spazio di Soligo presenta tre opere: Ara Pacis (2001), Gay Pride (2001) e una serie di trenta piccoli oli su tavola che dà il titolo alla mostra (1999). Questi lavori rivelano lo stretto legame che Meek intrattiene con la fotografia e presentano tre modi differenti di interpretare e riprodurre l’immagina fotografica.
I trenta oli Roma, New York, Texas sono riproduzioni pittoriche di fotografie realizzate dall’artista. I soggetti sono piuttosto interessanti: angoli di città , emblematici o caratterizzanti un quartieri o il volto della città stessa: la Piramide Cestia, la stazione dei trenini per Ostia, il gazometro, New York con i suoi grattacieli e le ampie strade, le lande desolate del Texas connotate solo dai camion in sosta. Il colore crea rimandi logici e cromatici tra le varie realtà rappresentate dando origine ad un discorso organico che mette ben in evidenza le motivazioni critiche che hanno spinto l’artista a scegliere determinati soggetti e non altri.
Gay Pride e Ara Pacis riflettono gli orientamenti più recenti dell’arte di Meek: la fotografia, deformata e dilatata attraverso l’uso del computer, è suddivisa in rettangoli, dando l’idea di un’immagine vista attraverso una grata. Entrambe le opere immortalano momenti e situazioni emblematiche: il Gay Pride svoltosi a Roma lo scorso luglio, e il discusso e discutibile cantiere dell’Ara Pacis.
Lo sguardo fugace del fotografo prima e dell’artista poi, che in Steven Meek coincidono, rivela un’attenta e arguta analisi della realtà contemporanea.
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daniela bruni
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