Nonostante Goffredo Parise (Vicenza, 1929 – Treviso, 1986), uno tra gli scrittori più originali del secondo Novecento, non fosse romano, durante il suo prolungato soggiorno nella Capitale riuscì perfettamente a cogliere, con fredda sensibilità, le sottili sfumature della città luccicante e patinata, ma anche un po’ crudele e ruffiana, degli anni Sessanta. Ne tracciò, così, un profilo puntuale, a volte secco, asciutto, addirittura spietato, che raramente ha ceduto a lirismi o al fascino ammaliatore della “città aperta”. La sua passione per la pittura –che aveva addirittura tentato di intraprendere durante gli anni giovanili; famoso è l’aneddoto che Parise stesso raccontava quando, di fronte alle opere di Chagall, capì che non sarebbe mai stato un pittore– e il notevole interesse per le arti (che lo ha visto nei panni di sceneggiatore per film di Mauro Bolognini e Federico Fellini) gli permisero di conoscere e, in alcuni casi, di frequentare in maniera molto stretta, talune personalità protagoniste del panorama artistico dell’epoca, in particolare gli esponenti della Scuola Romana. Di queste frequentazioni, numerose preziose tracce sono rimaste nei suoi scritti, romanzi e articoli redatti nel corso degli anni (raccolti dapprima nel 1984 nel libro Artisti e ripubblicati nel 1994 a cura di Mario Quesada). Con una selezione di articoli e brani è stato costruito un itinerario che, in un arco di circa due ore, consente di visitare la Galleria in lungo e in largo, di conoscere Parise, nella veste di scrittore e intellettuale e uomo, con le umane simpatie e antipatie, passioni e incomprensioni, ma soprattutto di conoscere gli artisti, i dibattiti, la cultura, gli usi di un’epoca che ebbe tantissime sfaccettature.
Mappa alla mano, lo spettatore inizia la sua caccia al tesoro alla ricerca della ventina di opere, sparse nelle diverse sale, realizzate da quegli artisti che attirarono l’attenzione dello scrittore. A conferma di essere di fronte all’opera giusta, una palina segnaletica riporta il brano prescelto che sembra letto da Parise in persona, tanta è la capacità evocativa degli scritti.
Il percorso inizia con l’ormai coppia fissa Van Gogh/Gauguin (che lo scrittore definisce “due geni al di fuori della storia dell’arte, due stelle anomale… che hanno compiuto una profondissima rivoluzione al di fuori delle regole”) e finisce con i rappresentanti della Transavanguardia (Enzo Cucchi, Sandro Chia, Francesco Clemente). Nel mezzo Giacomo Balla, Alberto Savinio, Filippo De Pisis, Renato Guttuso, Cy Twombly, Mario Ceroli, Franco Angeli, Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Thomas Corey, Marilù Eustachio, Luigi Ontani, Gino De Dominicis, Joseph Cornell.
Nell’ultima sala sono esposte tutte le pubblicazioni e i romanzi di Parise, fotografie di Elisabetta Catalano e ritratti. Per Parise sembra che l’aspetto fisico vada di pari passo con la qualità dell’opera. Così per Cucchi, “faccia da matto e testa da vitello, iperosseo, con braccia lunghe, un ossame disarticolato. La sua pittura può ricordare quella dei Pazzi di Verona”. Notevole è l’ammirazione per Filippo De Pisis: “Pippo per gli amici, uno degli ultimi dandies italiani… Brutto, scimmiesco, guardia carceriera, ma simpatico”. Toccante è l’affetto e la stima per Giosetta Fioroni, che realizza “una pittura dei sentimenti femminili o per meglio dell’essenza femminile … appartiene alla categoria dei pittori buoni”. Mentre Renato Guttuso viene apprezzato perché dipinge “l’Italia com’è”.
daniela trincia
mostra visitata il 12 luglio 2007
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