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Fino al 2.V.2018 | Addamiano, Una pittura che racconta la luce. | Chiostro del Bramante, Spazio Galleria, Roma

di - 28 Aprile 2018
Sotto il Chiostro del Bramante, un manto di stelle. Stelle, come luci che sono poi nient’altro che colore puro giustapposto con gesti velocemente precisi. Questa mostra non fa altro, com’è nel titolo stesso, di presentare: una pittura che racconta la luce. L’artista è il pugliese Natale Addamiano, che vive da anni stabilmente a Milano dove insegna pittura, e dove nella pausa accorta delle sue giornate ricorda su tela i suoi cieli adriatici. Ma che si tratti di memoria o di osservazione diretta sembra tutto un pretesto per cogliere la pura luce. Vengono qui presentate, come spiega il curatore, Matteo Galbiati, due serie di lavori, Cieli Stellati e le Gravine che per l’occasione vengono presentate in contemporanea con la mostra che si svolge ai piani superiori: “Turner. Opere dalla Tate”. Galbiati sottolinea nel testo in catalogo (Le due mostre condividono anche la stessa casa editrice Skira) che la coerenza di questa vicinanza di artisti è data dall’uso che entrambi fanno della memoria. Una memoria che smussa i particolari e che diffonde di luce ogni anfratto di paesaggio. Addamiano non simula o dissimula la grandezza del maestro d’oltremanica, quello che tocca la sua esperienza pittorica, si addentra in territori meno ovvi, per spingersi in quell’altrove della figura che rende ancora tanto contemporanei i dipinti di Turner.
Addamiano, una pittura che racconta la luce, vista della mostra
Addamiano, come Turner, vive l’esperienza dello spazio-ambiente come stimolo a ricercare nella trascendenza della pittura una dimensione altra. Che sia lo spirito ciò che cerca l’artista pugliese? Le sue tele, nella serie dei Cieli Stellati, sono tutte costruite con la linea d’orizzonte molto bassa, proprio a dare risalto al cielo, che così occupa quasi l’intera superficie pittorica. Il livello di calpestio si riduce ad una piccola porzione di terra, quasi si sottrae all’osservazione, diviene infrequentabile all’occhio, che così è costretto a fluttuare nel cielo pieno e scuro di luccichii che fugano verso ogni dove, quasi a perdere ogni riferimento terreste. Pochi elementi, un codice fondato sul binomio colore-luce, si ripetono in una ridondanza che alimenta una profonda sensibilità nello spettatore. Queste due serie di opere pronunciano il lungo percorso di ricerca che negli anni ha concesso a Addamiano, di poter sentire in ogni trama cromatica, la tensione alla magia del sentimento dell’essere che dà senso all’istante della visione. Anche nella serie Gravine, ci si perde nel magma polveroso della terra arsa dal sole che diversificandone ogni granello sperde qualsiasi ancoraggio cosicché anche qui non si torva appiglio, e l’unico modo per l’osservatore è galleggiare in un aere polveroso. Una pittura dunque che porta alle estreme conseguenze il concetto del visibile inteso al di là del percepibile. Le forme dello spazio si dissolvono, i colori si trasfigurano inseguendo la stessa ossessione che fu anche di Turner, per il carattere mutevole e vertiginoso della luce.

Marcello Francolini                                                                                                                                    mostra visitata il 18 aprile 2018
Dal 29 marzo 2018 al 2 maggio 2018                                                                                                            Addamiano, una pittura che racconta la luce                                                                                                Chiostro del Bramante, ambienti dello Spazio Gallerie                                                                                via Arco della Pace, 5 Roma                                                                                                                          orari: da lunedì a venerdì, h. 10 -19. Sabato e domenica, h. 10 – 20                                                            Info: Tel. +39 339 89 59 372 | info@noracomunicazione.it | www.noracomunicazione.it

Nato a Firenze nel 1984, è critico d’arte e curatore indipendente. Laurea in Storia e Critica dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Salerno. Insegna Storia dell’arte Contemporanea all’ABAN di Nola. Curatore del Progetto Primo Mercato (2017) presso la Galleria Spazio Nea di Napoli, segnalato anche su Il Manifesto e La Repubblica. Collabora attivamente con Francesca Barbi Marinetti presso la D.D’arte s.r.l. di Roma come organizzatore di eventi e come promotore culturale de Futurismo. Ha curato il progetto Linea di Contorno esponendo oltre ad una sezione di artisti emergenti, la collezione Fabio e Leo Cei di Outsider Art, a Salerno nel 2016. È presente con Progetti di curatela presso Setup Contemporary Fair di Bologna, per l’edizione 2017 (Leonarda Cianciulli-La saponificatrice di Correggio, con l’artista Dario Agrimi) e l’edizione 2016 (Dis-Orientarsi, collettiva di 7 artisti campani). Ideatore del programma radiofonico Cattivi Maestri presso l’Unisound dell’Università di Salerno nell 2015; In Albania, Tirana, ha curato la mostra CorpoeCorpi (2015); Sempre in Albania, ha tenuto due Seminari sul Futurismo e sull’intellettuale di tipo nuovo con l’Istituto Italiano di Cultura (2013), segnalato sul Corriere della Sera. È presente nella pubblicazione Al di là della destra e della sinistra (S. Giovannini e R. Guerra a cura di). Ha collaborato come critico d’arte per la Casa Editrice Iemme Edizioni di Napoli. Collabora attivamente per la rivista d’arte Exibart. È Consulente per la sezione “mostre” della Fondazione Plart di Napoli.

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