Costruire e distruggere s’assomigliano. Su questa intuizione, suggestiva e stridente, Daniele Jost (Roma, 1981) inanella una teoria smagliante di immagini: visioni cristalline che pescano nell’archetipo, eppure rimbalzano prepotenti nel presente. La polvere -citata nel titolo- si ammucchia, copiosa, sul pavimento della galleria; raccolta in sacchetti -su ognuno il nome di una città tristemente nota per qualche evento “distruttivo” o tragico- va a formare una sorta di spirale sospesa, che s’arrampica verso l’alto. Interrogata, come un oracolo, emette un responso silenzioso: più che un simbolo o un monito è semplicemente cio che è, l’altra faccia della medaglia, esposta senza che sia necessario altro commento.
Al di là di qualche perdonabile ingenuità, Jost –qui alla sua prima personale- procede senza esitazioni lungo un crinale difficile: evita con accortezza un immaginario puramente catastrofico, concede a chi guarda il sollievo di una catarsi finale. C’è la natura, grandiosa ed incombente, ci sono scorci di edifici ormai deserti, interni abbandonati,
Una serie di disegni digitali evoca il gusto e la libertà del progetto: schizzi, dettagli di edifici, variazioni ed invenzioni, tracciate con un segno sottile, d’intatta freschezza. La chiosa ha il tono di un andante solenne: un’unica immagine, che occupa la parete di fondo della galleria. E’ l’interno di una vecchia cartiera: un volume spoglio, austero come una cattedrale sopravvissuta dall’antichità, a terra ci sono rotoli e rotoli di fogli di carta, ancora bianchi. Come fossero lì per un nuovo inizio.
mariacristina bastante
mostra vista il 20 dicembre 2005
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Mostra suggestiva! Finalmente un nuovo nato a Roma! La galleria è piccola ma coraggiosa. Il testo di Maziani è eccellente.
Daniele..bravo