Giulio Paolini nasce a Genova nel ’40 e dal 1952 vive tra Torino e Parigi. La sua prima personale è nel 1964 alla Galleria La Salita di Roma. Spesso associato al movimento dell’Arte Povera, con cui espone più volte negli anni ’60, svolge tuttavia una ricerca artistica dai toni più propriamente concettuali; al centro del suo interesse è l’analisi del fare artistico, di cui esplora le basi materiali della pittura, la funzione dello spazio espositivo, l’attività dell’artista e il ruolo dello spettatore.
Early Dynastic è un’opera realizzata in cinque varianti dal 1971 al 1993. Il concetto di fondo consiste nella disposizione simmetrica di un determinato numero di colonne messe in relazione da un rapporto di analogia. Con Early Dynastic ci si riferisce storicamente alle prime dinastie egizie e in senso più ampio si allude al primo genere di una lunga successione genealogica. Considerandola in quest’ultima accezione, la colonna di Paolini si pone come elemento base, come unità di misura di un insieme più articolato, costituito da vari elementi: le unità che compongono la colonna, il numero delle colonne, il tracciato di metallo che percorre il suolo, lo spazio. Tutto questo presuppone un imprescindibile dialogo tra Arte e Architettura, e nel caso specifico tra Giulio Paolini, artista, e Piero Sartogo, architetto.
Le colonne di Paolini non ambiscono a creare una struttura chiusa, abitano uno spazio infinitamente aperto e come le Colonne d’Ercole segnano il limite dell’esperienza estetica tra l’Arte e la Vita.
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articolo magistrale peccato per le immagini