Una mostra a due voci, uno sguardo incrociato che indaga lo spazio espositivo e lo modifica.
Ilana Halperin (New York, 1973) rivela un temperamento poetico e una raffinatezza concettuale convincenti, stabilendo relazioni intime tra dimensioni eterogenee che si contaminano nella sua memoria e nell’immaginazione.
Lei e un vulcano. Stessa data di nascita, e stessi ritmi segreti a muoversi sottopelle-sottoterra. L’eruzione del vulcano Eldfell, a trent’anni dalla sua emersione, segna per l’artista una necessaria corrispondenza con il proprio trentesimo compleanno, un momento di scambio sotterraneo, eclatante come un’ esplosione, ma silenzioso come una visione onirica.
Una serie di disegni tracciano forme rocciose, evocando il movimento tellurico attraverso un segno delicato ma intenso, materico, concreto. Poi le immagini del vulcano, riprese dall’alto e avvolte da una nebbia effusa. Come fotografie di un reportage, appunti di viaggio. Ma in cui la grana sfumata e l’atmosfera sospesa eludono l’effetto di oggettività.
Un reperto del vulcano è esposto dentro una piccola teca trasparente. E’un cristallo di quarzo intrappolato dentro un frammento di lava, testimonianza lirica e scientifica insieme, una sorta di reliquia archeologica che non evoca, ma direttamente presenta una suggestione.
E infine un’installazione audio, semplicemente una fonte sonora da cui provengono rumori indefiniti, tremolii e oscillazioni, come un agitarsi incauto di oggetti. E’ il ghiacciaio che si scioglie a gran velocità, liquefatto dal calore vulcanico.
Una serie di fotografie in bianco e nero giocano invece a un camuffamento concettuale, tutto contenuto dentro al nome dell’opera: Via S.Martino ai Monti 21/d. Un civico immaginario, un’altra entrata della galleria, che nelle immagini fotografiche viene costruito attraverso un trucco digitale: la falsa proiezione luminosa di un ingresso inesistente.
Due artiste abbastanza diverse, due visioni lontane ma che presentano alcuni punti di contatto. Cosa le accomuna? L’intenzione di modificare la lettura del reale, innescando meccanismi alteranti di rielaborazione del dato ed immersione nei fenomeni. Uno spostamento lungo direttrici parallele, che a tratti inscena un gioco sottile di riflessi.
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