Andrea Nicodemo (Termoli, 1976), in occasione della sua prima personale, curata da Maurizio Faraoni, espone dei lavori creati appositamente per lo spazio romano: 6 disegni-collage, 2 tele grandi, 5 piccole e un polittico (4 disegni-collage). L’artista, partendo da una lunga e meticolosa ricerca di tipo minimalista, utilizza la pittura e il disegno al tratto.
Dall’Interazione del colore di Josef Albers Nicodemo trae spunto nell’esaminare l’accostamento dei colori; la sua è un’arte precisa, curata con un’attenzione tale da assumere una connotazione spirituale. “Il bianco, la luce”, come l’artista stesso afferma, “è il colore predominante della mostra, quello che dà vita e sostanza a tutto il resto, compresi gli altri colori”.
L’aspetto ludico di alcuni lavori convive con quello più intimistico di altri. Nei disegni-collage, l’ironia è protagonista della messa in scena: un personaggio è colto nell’atto di tirare una striscia di cocaina-colore; la narrazione, in perfetta armonia con l’estetica, prende vita da uno scatto fotografico precedente al disegno. La forza del gesto è sottolineata dalla scelta cromatica del collage, l’utilizzo della carta-specchio appare invece come un invito a partecipare ad un interrogativo. La dipendenza dalla droga, in questa visione vivace e colorata, può far pensare alla dipendenza dell’artista dal suo lavoro. Nel polittico Nicodemo rappresenta l’atto del tracciare le tinte nello spazio, dando simbolicamente colore al mondo attraverso lo stesso personaggio-attore.
L’intero progetto, come spiega Nicodemo, fa parte di uno studio molto vasto che prevede l’eliminazione graduale del superfluo fino al raggiungimento di un’opera che il più semplicemente possibile esprima sé stessa.
In una delle due grandi tele, in cui si ha la percezione falsata dell’apertura di una porta-finestra dalle estremità illogiche, l’artista, servendosi di diversi toni di bianco, lascia intravedere un messaggio positivo attraverso il concetto della luce che penetra. La forma dipinta sulla tela cambia a seconda dell’angolazione, l’impressione che se ne ha è quella di un’apertura/chiusura impossibile. Le cinque tele piccole mostrano una ricerca sulla percezione e sulla variazione cromatica. Le forme inscritte nella superficie della tela creano un’armonia che deriva in alcuni casi da lunghi calcoli matematici, oltre che da una ricerca sistematica sui colori. Questi, tenui e dunque più predisposti al cambiamento, traggono forza ed essenza proprio dal relazionarsi gli uni agli altri.
fabrizia palomba
mostra visitata il 4 aprile 2006
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