Sabbia, polvere o anche terra…la materia è sempre al servizio dell’idea per Inés Fontenla (Buenos Aires, vive a Roma). Sul tappeto di terra che – strato su strato – copre quasi per intero lo spazio raccolto della piccola chiesa di San Filippino (sconsacrata dal 1966), la grande carta geografica del mondo, stampata su lastra di vetro e poi frantumata, trova una collocazione che è fisica e metaforica.
Requiem Terrae non è solo un momento di riflessione per l’artista argentina, che già nel 2004 aveva realizzato Il cielo alla fine del mondo per la Kunstverein Villa Streccius di Landau, un progetto sul problema del buco di ozono che si manifesta in Antartide/Terra del Fuoco, ma un atto d’accusa nei confronti dell’uomo e dell’abuso che questi fa della natura, causando disastri ecologici e ambientali con conseguenze irreparabili per l’umanità intera.
Una strada a senso unico in cui la presa di coscienza è strumento fondamentale, a sostegno di uno sguardo che non sia intrappolato nel presente, ma sappia proiettarsi nel futuro.
“Volevo creare una tensione contrapponendo la terra vergine, viva, fertile, che ha una vita propria e un potenziale di energia, con la mappa che, invece, è la rappresentazione della terra rotta a causa della manipolazione dell’uomo.” – spiega Fontenla – “Per questo ho scelto di usare il vetro, che dà l’idea di qualcosa di fragile che si spezza in mille parti”.
L’odore, la consistenza, l’umidità, lo spessore, il colore stesso dell’humus rappresentano il primo momento nell’esperienza sensoriale che coinvolge lo spettatore, a cui si aggiunge quella sensazione d’instabilità nel movimento fisico del camminare – passo dopo passo – su una superficie che non è liscia e compatta e può prevedere l’imprevisto, tanto più fuori contesto.
Camminando si arriva all’immagine familiare della carta geografica del globo terrestre, con tutti i paesi identificati da diversi colori, che mostra la sua vulnerabilità nell’utilizzo del vetro, materiale peraltro potenzialmente pericoloso.
Anche questo lavoro è portavoce di un messaggio diretto e inequivocabile, all’apparenza quasi giocoso ma assolutamente amaro. Il globo gonfiato e poi sgonfiato, equilibri che si rompono, il dramma delle guerre dichiarate e di quelle più subdole come lo è stata la guerra fredda, invasioni e invasati…
Una sequenza visiva accompagnata da note musicali e dalla voce che canta in tono sacrale, che si conclude con l’immagine di un mondo ridotto ad una massa accartocciata, come un pezzo di carta appallottolato e buttato via.
Il monito ha carattere di urgenza, come sottolinea anche la presenza in mostra della trascrizione di tutti i punti della “Carta della Terra”, documento ratificato nel 2000 dall’ UNESCO. L’essenza, per Inés Fontenla, è proprio nella frase conclusiva: “Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per la gioiosa celebrazione della vita”.
manuela de leonardis
mostra visitata il 27 aprile 2011
dal 28 aprile al 20 maggio 2011
Inés Fontenla. Requiem Terrae
A cura di Lucrezia Cippitelli
Roma, Chiesa di San Filippino
Via di Giulia, 134
ingresso libero
Orario: da lunedì a sabato dalle 17:00 alle 20:00 o domenica su appuntamento
Info tel: 347-1704396; 340-1556427;
info: requiemterrae@gmail.com
[exibart]
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