Si giocano al confine tra arte e cinematografia le ricerche del danese –ma ormai romano d’adozione- Thorsten Kirchoff. La sua formazione artistica maturata tra musica, design e mis-en-scene ha definitivamente trovato nel cinema la sua maggiore fonte di ispirazione, si legge nel testo che accompagna la mostra.
Nella video installazione 48 Crash due performer d’eccezione si incontrano in uno scenario surreale: la cantante rock inglese degli anni ’70 Suzi Quatro e il regista e attore francese Jaques Tati. Per il video (in onda in un vintage-chic brionvega d’epoca) sono tratti fotogrammi da diversi film di Tati, che entrano in simbiosi con le musiche di Suzi Quatro in quattro minuti di curiosa interazione, a cui si aggiunge l’allusivo incontro di due ombrelli uguali e opposti.
Tati nei suoi film “delinea una visione critica e satirica del mondo alienato dalla modernità”; d’altra parte Suzi Quatro perfettamente all’avanguardia, ‘ragazza cattiva’, prima che diventasse una moda, (una pioniera, quasi, delle Riot Girls) della musica anni ’70.
I personaggi e gli ambienti della video installazione, opera centrale della mostra, si cristallizzano nei dipinti realizzati da Kirchoff partendo sempre dai fotogrammi dei film di Tati: Ipertrofico, Forty eight,Microbi e Confidenziale 1 e 2 (tutti datati 2004).
Le atmosfere anni ’70, che accomunano installazione e dipinti sono realizzate, con l’intento di avvicinarsi -pur nella staticità della tela- alla patinata resa del video. Le tele sono plasmate mediante estroflessioni che evidenziano l’effetto di rilievo delle figure e, per contrasto, la profondità della scena entro la quale esse agiscono. Una trovata che perde tuttavia originalità nel suo ripetersi costante e invariata in tutti i dipinti esposti.
La mostra lancia il nuovo spazio per l’arte contemporanea diretto da Micol Veller e Maurizio Minuti, nel cuore di Roma. Per l’occasione l’ambiente interagisce con le opere esposte, allontanandosi dalla semplice funzione di “contenitore”: l’argenteo rivestmento delle pareti è, infatti, stato scelto dallo stesso Kirchoff. In perfetta sintonia con lo spirito della mostra.
alessandra campoli
mostra visitata il 28 maggio 2004
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