Tutto nasce da un sogno. Da quello degli anni del “Grande Risveglio”, quando ogni cosa appariva possibile: se l’uomo era riuscito ad arrivare sulla Luna, cosa poteva ormai fermarlo? Non esistevano più confini né limiti. E la tecnologia amica avrebbe permesso tutto, realizzato ogni utopia. Nasce anche dal “sogno” di Tina Bara (Kleinmachnow, 1962; vive a Berlino e a Lipsia) e Alba D’Urbano (Tivoli, 1955; vive a Lipsia) il progetto The reality of Alba’s dreams – The dreams of Tina’s existence di cui opere d’arte 36 è naturale evoluzione. Un lavoro dove domina la semplicità. Attenzione però a non farsi ingannare, perché è una semplicità tutta apparente: ogni dettaglio è stato scelto con cura e cela un articolato percorso costruttivo.
Protagonista assoluta del lavoro è lei, la casalinga perfetta, l’indiscussa “regina della casa” (per la quale, addirittura, dal 1962 al 1966 uscì a fascicoli la Grande Enciclopedia della donna, Fratelli Fabbri, ricca di consigli alle aspiranti fidanzate, spose e madri). E gli scatti paiono tradurre in immagini le “istruzioni per l’uso” di queste dispense settimanali. In tutti, al centro, c’è la casalinga (nello specifico Tina Bara) che, con aria neutra e assente, mostra una meraviglia, un oggetto in-di-spen-sa-bi-le per la casa moderna. Cose talmente indispensabili che di alcune, a distanza di circa quarant’anni, se ne è persa addirittura la memoria e non se ne conosce più l’esatta funzione. Oggetti delle meraviglie che le artiste hanno scelto -girando per mesi per mercatini- rigorosamente di colore rosso (piccola deroga per l’arancione). A fare da sfondo degli stupendi interni tratti dalla rivista tedesca edita dagli anni Quaranta agli anni Ottanta L’arte e la casa bella, dove anche l’architettura è intesa come un oggetto che definisce la felicità.
Disposte di seguito, come fotogrammi di un quotidiano lungometraggio, le fotografie affiancate sembrano una la fotocopia dell’altra. Tutte presentano delle costanti tecniche: soggetto, attenzione al gesto, cura cromatica. Lei, la perfetta casalinga, è vestita di tutto punto, con una tipica scamiciata verde, con le unghie perfettamente laccate di rosso e le labbra segnate da un preciso rossetto, e mostra gli oggetti rossi/arancione del futuro.
“C’è l’intenzione di portare all’assurdo anche il femminismo aggressivo degli anni Settanta, dichiara Alba D’Urbano. “Per mostrarne l’attuale cambiamento in un femminismo più giocoso e ironico”. Costanti e concetti che sono alla base anche del video-performance, che si ricollega a quello di Martha Rosler, Semiotics of the Kitchen (1975). Nel video c’è di nuovo lei, la casalinga, che, con movimenti spigolosi, distaccati, meccanici e ripetitivi come quelli di un robot, gli occhi ben aperti e fissi (le palpebre non sbattono), continua a mostrare questi oggetti che, decontestualizzati, a volte ridicolizzati, si svuotano completamente del loro significato originario. E la protagonista si staglia dal fondale tratto dalle seduttive scenografie di James Bond -realizzate da Ken Adams- sulle quali milioni di casalinghe perfette hanno sognato e fantasticato (e sospirato). Tutto accompagnato dai ritmici (martellanti) versi della poesia Okay di Ide Hintze, elettronicamente musicati con il chiaro intento di evocare Allen Ginsberg e ricostruire così l’atmosfera di quegli anni. I mitici anni Sessanta.
daniela trincia
mostra visitata il 30 marzo 2007
Imprenditrice di successo, collezionista d’arte e mente visionaria dietro il progetto Archivorum, Mia Rigo rappresenta oggi una fonte di ispirazione…
Il documento che sancì la nascita di Apple approda in asta come una reliquia del mito tecnologico americano. Lo firmarono…
Fino al 15 febbraio 2026 Triennale Milano presenta Ettore Sottsass. Mise en scène, che ripercorre la vita del grande intellettuale,…
Abbiamo documentato la grande manifestazione svoltasi a New York domenica scorsa, a seguito dell’uccisione di Renee Nicole Good da parte…
La sede di Farsettiarte a Cortina ospiterà Casa Italia, la casa degli atleti olimpionici che si apre al pubblico attraverso…
120mila biglietti, un solo vincitore e un’opera da museo: la lotteria internazionale che mette in palio un’opera autentica di Pablo…
Visualizza commenti
e dove stanno le 'utopistiche illusioni' degli anni Sessanta?