Unica uscita l’entrata, il titolo della mostra è un’opera a sé. Allude alla ciclicità instancabile di un processo, alla tensione mentale verso una ricerca continua. Avverte che il momento di equilibrio sta proprio lì, dove è possibile sospendere lo sguardo tra una prossimità già remota e una già imminente. Non ci vengono indicate posizioni stabilite, ma solo continuità da elaborare. La mostra di Roberto Piloni (Roma, 1966) presso la galleria LAC accoglie lavori passati e lavori recenti, in piena coerenza con il titolo. Con limpidezza stilistica, ci si ritrova di fronte ad equilibri congelati, ipnotizzati da bianchi e neri sospesi da un’immobilità che sconfina nel senso dell’assoluto. Non c’è trascendenza nell’assoluto, non c’è protensione verso altro al di sopra; c’è invece risoluzione spaziale, compiutezza interiore, limite definito dalla sua cancellazione. I frammenti di ardesia o le pietre bianche dislocate nelle opere, infatti, si sprigionano in frazioni spaziali limitate, ma che attraverso l’equilibrio momentaneo ci riconducono al senso totale dello spazio. Questi frammenti mantengono i loro spigoli, le loro imperfezioni sollecitate o non volute, indicando una presenza ben salda nella sua natura biologica che prende spazio nel ritmo delle cose. A volte gli elementi delle composizioni subiscono trattamenti pittorici della superficie, e ci si accorge di come una materia pur restando se stessa, possa alludere ad altre materie che non la annullano, ma la estendono. Il piano di accadimento su cui si organizzano questi equilibri (che già comprendono lo squilibrio prossimo) è meticolosamente tagliato o bucato. Possiamo intuire così, come la sembianza ultima delle cose sia anche la possibilità di attraversarle, di inserire il pensiero in una dimensione ulteriore che si apre, che resta celata alla vista ma operante come strato della forma.
Tagli, increspature, assemblaggi, elementi organici e spilli sospendono forme intuite in organismi chiaramente concepiti, oscillanti tra presenza e assenza. Piloni è un artista colto che compone un suo vocabolario versatile che va dall’installazione alla pittura, tenendo conto di precedenti storici che a più riprese vengono citati o rielaborati: Spazialismo, Suprematismo e Arte Concettuale, in attinenza con quei linguaggi dell’arte contemporanea che tendono a incorporare l’oggetto senza eccessive modificazioni. Da sottolineare l’intento poetico dell’arte di Piloni, dove la suggestione attiva nell’osservatore percezioni sconfinate: perché non identificare l’opera intitolata Grande assenza di vento con un imponente strumento musicale, con un organo minimale per melodie interiori, dove la mancanza d’aria espande musica di solo pensiero?
daniele fiacco
mostra visitata il 23 marzo 2007
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