Faites votre jeux! sembrano invitare Fabio Sargentini (il gallerista) e Marco Tonelli (il curatore), con al seguito Matteo Montani (Roma, 1972), Paolo Picozza (Latina, 1970), Luca Padroni (Roma, 1973), Nicola Bragantini (Roma, 1970), e Mauro Di Silvestre (Roma, 1968), i cinque pittori. In una partita di rilanci e schiaffi.
L’idea della sfida è sempre accattivante, soprattutto se lanciata quando c’è la sensazione che le persone –in questo caso il sistema dell’arte- si siano adagiate sullo stato delle cose, senza tentare di aggiungere o cambiare niente. È allora, in un momento di stanchezza, che si alza una voce (o sette, come nel nostro caso) che grida il suo disappunto. Così nasce Pittori al muro, una mostra che vuole riaffermare il ruolo della pittura e la sua ottimale collocazione, il muro per l’appunto.
La dichiarazione d’intenti è forte: mostrare la ricerca artistica di cinque giovani pittori, tout court, per il “bisogno di lasciare entrare una ventata di aria fresca” (come sottolinea lo stesso Sargentini). Non curandosi delle mode e delle leggi di mercato. L’intenzione è interessante: vedere come un gruppo di artisti reagisca di fronte ad una precisa commissione, osservare ciò che riescono ad esprimere, ognuno col proprio personale linguaggio.
Uno spazio, cinque pittori e due semplici regole: un solo lavoro per ciascun artista e un unico formato (2 metri per 3). Ma, si sa, che le regole sono fatte (anche) per essere trasgredite. È il caso di Luca Padroni, autore di Prospettiva Attesa: una pittura che fuoriesce dai confini della tela per espandersi in un wall painting, che riesce a far sentire sulla pelle l’energico movimento veloce del treno, com’è lasciato sulla retina e nel ricordo.
Ed è proprio sul ricordo che lavora Mauro Di Silvestre, ricordo che, in REMemBRANce si traduce addirittura in una citazione della mostra Arte in cornice del 1985, sbiadendo, come divorati dal buio della memoria, i nuovi protagonisti. Abbinate in un binomio di contrasti sono le opere Dove finisce la terra di Paolo Picozza, e Foster di Matteo Montani, tanto greve e primordiale la prima (con l’utilizzo di bitume, materia che gli permette di dare visivamente e olfattivamente un senso di pesantezza), quanto leggera ed evanescente la seconda (sensazione enfatizzata dall’originale uso della carta vetrata che riesce a dare alla superficie pittorica una particolare brillantezza). È con il tentativo, invece, di trovare il giusto incastro ai colori e alle forme, che si presenta Eccentrico di Nicola Bragantini.
Sebbene sia stata sottolineata la mancanza di un netto progetto curatoriale, si può comunque ravvisare un senso di dialogo tra le opere, perché ogni artista riesce ad esprimersi con i diversi linguaggi pittorici -dal figurativo all’astratto- attraverso varie tecniche, riuscendo ad offrire una testimonianza dello stato della pittura.
Una perplessità: se l’intenzione è quella di far riflettere, di andare controcorrente, perché tirare in ballo cavalli di Troia?
Si ha la sgradevole sensazione che si voglia trovare un supporto intellettuale (finanche psicologico) per giustificare il desiderio di “mostrare per il mostrare”. Desiderio in fondo legittimo, dal momento che si vuole dare la giusta misura all’artista e alla sua opera, andando oltre temi e titoli.
“Questo è quanto” (sembra voler dire la compagnia dell’Attico). Faites votre jeux!.
daniela trincia
mostra visitata il 21 aprile 2006
*photo credit: 2006© Alessandro Vasari
Con una selezione di alcuni dei suoi lavori più iconici, la galleria di Thomas Brambilla ospita fino al prossimo 20…
Chiara Gatti è stata nominata direttrice pro tempore del Museo Nivola di Orani, in attesa del nuovo bando. Continuerà a…
L’appello alla Musa classica unisce arte e sport con una mostra che ricorda il valore fondante delle Olimpiadi. Attraverso una…
Cala il sipario sulla fiera di Manila. Ecco com'è andata tra gallerie locali e internazionali, progetti speciali e nuovi protagonisti…
Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…
La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…