Categorie: roma

fino al 21.VII.2012 | Francesco Arena | Roma, Monitor

di - 4 Giugno 2012
I dati storici e sociali sono il punto di partenza assoluto della ricerca di Francesco Arena (Brindisi, 1978), che, da uno studio approfondito su archivi e documenti, crea opere dalla forte connotazione empatica ed emotiva. Dopo aver ricostruito la prigione dove venne rinchiuso Aldo Moro, e l’ambiente con gli oggetti alti novantadue centimetri (come la ringhiera dal quale è precipitato l’anarchico Pinelli), l’artista riporta di nuovo il pubblico a pensare e a mettersi nei panni di coloro che puntano tutto sulla follia di un viaggio disperato, nella speranza di trovare, oltre il confine, condizioni di vita più dignitose.
L’immigrazione clandestina è il tema centrale di Orizzonte con Riduzione di Mare, personale alla Galleria Monitor: due stanze, due installazioni, minimo ed essenziale l’allestimento, forte il contenuto.
Che cosa si attende quando disperati si è sopra uno di quei barconi affollati di gente, sporcizia e cattivo odore? La terra oltre l’orizzonte. La meta. Il luogo al quale affidare tutte le speranze. Nella prima sala, Arena ha ricostruito proprio quell‘Orizzonte: esattamente all’altezza del suo sguardo (centocinquanta centimetri dal suolo), una striscia di terra proveniente dal centro di prima accoglienza di Lampedusa, spessa due centimetri, percorre la stanza da parete a parete, sorretta da una putrella. Lo spazio intorno viene annullato. La sola cosa che resta è la terra, simbolo dell’attesa, del viaggio, della speranza, della scommessa finale.

Nella seconda sala un leggio con un grosso volume totalmente scritto in alfabeto morse e un blocco di sale di trentaquattro kilogrammi. Il testo è l’elenco delle 16.136 persone morte nel tentativo di migrare verso l’Europa, secondo un censimento svolto dall’organizzazione olandese United for Intercultural Action (Rete europea contro il nazionalismo, il razzismo, il fascismo e a sostegno dei migranti e dei rifugiati) che ha preso in considerazione solo le persone decedute e segnalate dai mass media dal 1993 al 2012. Il blocco di sale è ottenuto dall’evaporazione di 1 metro cubo di acqua di mare. Perché il primo step di sopravvivenza è affidato proprio al mare e ogni viaggio clandestino è barbaramente affidato al suo destino. Quelle lunghe ore notturne – di insofferenza, odio, allucinazioni, sopraffazioni, rabbia, pietà – fanno sì che le persone che poi giungono alla meta spesso non sono le medesime della partenza. Inoltre in quest’opera sarà anche il mare, rappresentato dal blocco di sale, a subire delle mutazioni: per tre ore a settimana, infatti, due attori si alterneranno nella lettura del testo in alfabeto morse, cosicché ogni linea e punto corrisponderà ad un’azione sul blocco di sale, fino a trasformare totalmente la forma iniziale. L’opera, affidata al suo destino, si considererà terminata solamente al termine della lettura del volume.
claudia pettinari
mostra visitata il 12 maggio 2012
dal 12 maggio al 21 luglio 2012.
Francesco Arena – Orizzonte con Riduzione di mare.
Monitor
Via Sforza Cesarini 43a-44 (00186) Roma
Orario: dal martedì al sabato dalle 13.00 alle 19.00
Info: 06 3937 8024 – monitor@monitoronline.org – www.monitoronline.org

Visualizza commenti

  • Si tratta di una speculazione sul problema sociale.

    L'operazione non porta un livello di coscienza e approfondimento superiore ad un qualsiasi telegiornale o ad un qualsiasi pensiero fugace e SUPERFICIALE che ognuno può fare sul problema. Perchè non prendere le donne picchiate nel mondo dal marito? O i bambini violentati dalla Chiesa? E semmai scaricare tanto alito quanti sono i bambini violentati su uno specchio e mettere in mostra lo specchio, grande un centimentro quadrato per ogni bambino...perchè se la terra è a quell'altezza non si capisce perchè la terra è lunga quella distanza arbitraria (che dipende dalla galleria). Quindi le misure si prendono al problema ma in modo approssimativo e arbitrario...quindi che senso ha?

    Trovo di cattivo gusto far discendere queste opere da problemi e fatti di cronaca nera e poi rivendere i feticci in galleria. Si tratta di un 'ossessione morbosa, feticista e perversa nella sistematicità con cui Arena la reitera.

  • Luca Rossi,come, dopo ogni tuo d'immenso illuminato scritto,non riconfermarti che oltre a esserne il miglior "magutt" sei anche la più grossa testa circolante dell'arte contemporanea italiana? Ma ad alti livelli possibile che nessuno se ne accorga per farti avere quanto meriti? Mi raccomando tieni duro,perchè è fuor d'ogni minimo dubbio che questa gara dove sei l'unico partecipante ti vedrà al traguardo certamente primo.

  • .."perchè se la terra è a quell'altezza non si capisce perchè la terra è lunga quella distanza arbitraria (che dipende dalla galleria)".rossi ha colpito nel segno. ossessione per i numuri e basta, stile jim carrey.

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