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Fino al 21.VII.2013 | Hemut Newton, White Women, Sleepless Night, Big Nudes | Roma, Palazzo delle Esposizioni

di - 16 Marzo 2013
Una mano in tasca, l’altra a dondolare una sigaretta, giacca aperta a mostrare il fianco, capelli raccolti. Sullo sfondo, una città notturna. In primo piano, un gessato stile gangster, che ricorda albe alcoliche di proibizionismi aggirati, e le curve nascoste di una femminilità taciuta. Amante della femmina, nella potenza e perfino possanza della sua estetica, Helmut Newton, nei suoi scatti, offre un puntuale ritratto della donna nella nuova percezione sociale dell’Occidente. Spogliando la modella dell’abito che invece dovrebbe coprirla, Newton mette a nudo un genere, accendendo riflettori da set nelle case della borghesia per chiedere alle ombre da salotto di scendere in strada. Libere e piene.
È una vera e propria rivoluzione quella che compie e racconta nei suoi scatti che Palazzo delle Esposizioni, a Roma, illustra con circa duecento fotografie, ristampate sotto la supervisione della moglie June, nella mostra “White Women, Sleepless Night, Big Nudes”, dedicata ai primi tre libri del fotografo. Rivoluzione nella storia della moda, con l’abito che perde l’esclusiva del primo piano. Rivoluzione nella storia della fotografia, che abbandona i set per portare la “posa” in strada, concependo la città come maxi-teatro. E rivoluzione nella storia dell’erotismo, che sembra ora autorizzato ad abbandonare le sue maschere per farsi vivere nella complessità delle sue infinite fantasie.
In White Women, primo libro monografico pubblicato nel 1976, Newton fa esplodere corpo e nudità nella moda, con la lucidità dell’indagatore e la sorpresa di una serratura da cui sbirciare. Seguono Sleepless Night, nel 1978, e Big Nudes, nel 1981, che estremizzano il mutamento del costume, rivoluzionando la foto fashion, per passare dal corpo al ritratto, fino ad arrivare al reportage da scena del crimine.

Non c’è altro sfondo che la città e il quotidiano è lo spunto della rivoluzione. Gli occhi che seguono l’obiettivo di Newton non sono di osservatori, ma di voyeur. Non è lo sguardo a cercare l’oltre, ma l’obiettivo a suggerirlo. Le donne sono amazzoni di un culto della bellezza che affonda le radici nell’antico e nell’intera storia dell’arte, alla ricerca di un’armonia che l’uomo coglie, ma che la donna esprime. Costruiti nella perfezione dell’istante, i suoi scatti suggeriscono storie di abbandoni, solitudini, ambiguità, incontri e relazioni a tempo, piccoli scandali che fanno arrossire i cosiddetti benpensanti proprio perché, in realtà, mal-pensano. La sensualità dirompente delle modelle, a volte trattate alla stregua dei tessuti che dovrebbero rivestirle, è nella naturalezza dell’ostentata nudità. Eva ha appena conosciuto la colpa della bellezza tentatrice, ma ancora non ne ha sperimentato la pena. Newton la guarda, consapevole del fatto che il suo ruolo non è quello di Adamo, ma del serpente. Maschilista a un giudizio superficiale, Newton consegna alla donna la libertà di essere ciò che vuole, anche femmina, consapevole che fantasia e desiderio sono gli abiti migliori per nascondersi. Soprattutto, quando non si ha nulla indosso.
Da Andy Warhol fotografato nella posa di una statua della Madonna a Nastassja Kinsky che abbraccia una bambola dal volto di Marlene Dietrich, arrivando ai nudi a Villa d’Este, il risultato, è un ritratto di donna – genere, costume e condizione – che è, per paradosso, autoritratto dell’artista e della sua visione del mondo.
Valeria Arnaldi
mostra visitata il 6 marzo
dal 6 marzo al 21 luglio
Helmut Newton, White Women, Sleepless Night, Big Nudes
Roma, Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194 – (00184) Roma

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