Fino al 21 ottobre, nel cuore della Roma barocca, è possibile visitare un piccola ma preziosa mostra ospitata nei non facili spazi del Museo Barracco. Si tratta del quarto appuntamento che il museo ha dedicato alla divulgazione del patrimonio archeologico lucano, con una serie di mostre che hanno avuto per tema di volta in volta l’acqua, il vino e gli ornamenti femminili. La mostra, suddivisa in cinque sezioni, illustra l’evoluzione culturale delle genti che hanno abitato l’attuale Basilicata tra il secondo millennio a.C. e il III secolo d.C. attraverso uno degli aspetti fondamentali delle società antiche, la guerra. Nelle numerose vetrine che affollano gli spazi, per la verità un po’ angusti, del Museo Barracco, sono esposti numerosi reperti di vario genere, per lo più armi e frammenti di armature e scudi. Non mancano una scelta di vasi decorati con scene simboliche tratte dal mito o dai racconti dell’Iliade, di pregevole fattura.
Non possiamo fare a meno, in questi giorni dilaniati dagli ultimi avvenimenti negli Stati Uniti, di dare un colore più cupo alle riflessioni che una mostra simile ha suscitato in noi e che ha suscitato probabilmente nei visitatori. Quello che ci parla
È questo il tipo di società e di cultura di cui parlano i capolavori omerici, sulle cui pagine abbiamo imparato le storie di Achille, di Patroclo, di Ettore, e che torna a parlarci attraverso le figure sbalzate e incise su elmi e scudi esibiti in mostra.
Questi valori di lealtà e di coraggio, in cui combattere significa guardarsi occhi negli occhi col nemico, sono stati smarriti in un mondo che oggi più che mai sembra essere in preda all’odio cieco del terrorismo, alla vendetta sui civili, alla morte perpetrata colpendo alle spalle chi non può difendersi. Forse anche una piccola mostra come questa può aiutarci a non lasciare che vengano dimenticati del tutto.
daniela gangale
mostra vista il 13.IX.2001
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