Soggetti delle fotografie di Laureen Greenfield sono soprattutto i giovanissimi teenagers americani, quella community di ragazze, che ai genitori chiedono regali sofisticati come un naso rifatto o seni al silicone . L’interesse dell’artista non sembra incentrarsi tanto sul piano estetico quanto, piuttosto, sui contenuti delle immagini, quasi voler tentare un reportage sulla rincorsa frenetica di molte ragazze per il raggiungimento di quella bellezza ideale proposta quotidianamente dai nostri mezzi di comunicazione. Una problematica tipica di una società estetizzante.
L’obbiettivo della Greenfield scorge una parata di tante barbie maggiorate in concorso per Miss America, si intrufola negli spogliatoi di un grande magazzino, mostrandoci due ragazzi intente a provarsi un wonder bra , finisce per mostrarci teenagers che appaiono come cloni in miniatura delle starlette, delle icone a cui tentano di assomigliare. Non è casuale che gran parte delle fotografie abbiano come sfondo la California e che siano state scattate a Los Angeles, capitale per eccellenza del mondo cinematografico e mass mediatico.
E’ interessante notare come i lavori dell’artista spesso appaiono anche su riviste di moda, ovvero proprio accanto ai modelli in cui i soggetti dei suoi lavori cercano un punto di riferimento. Girl culture è il titolo dell’ultimo libro pubblicato dalla fotografa, ad indicare non una realtà esclusivamente americana, ma un vero e proprio fenomeno culturale, che colpisce il sesso femminile. I soggetti vanno dai quattro ai quarant’anni. Fotografie luminose, a colori vivaci, leggere, che in realtà nascondono profonde inquietudini e debolezze.
Tutti i lavori sono accompagnati da un breve testo, estratto dalle interviste realizzate dalla Greenfield alle ragazze ritratte: tra le immagini – qualche volta sconcertanti, qualche volta divertenti (come quella in cui una bambina di quattro anni ha un trucco degno di un’attrice o quella che ferma una tredicenne intenta a depilarsi nel giardino di casa… ) – traspare un bisogno di essere desiderate e sentirsi riconosciute ad ogni costo. Ed è un mondo che l’artista sente molto vicino, dato che è nata e cresciuta a Los Angeles e che anche lei ha vissuto – come ha scritto in un suo catalogo – la sindrome da Beverly Hills 90210
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mostra vista il 10 maggio 2003
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