Da questa
devianza, e conseguente allontanamento, muove la ricerca di Pablo Rubio (Cordoba, 1974). “Quando
un giorno, mia nonna, una tra le persone a me più care, mi ha domandato: ‘Tu
chi sei?’”, racconta Rubio, “moltissime delle mie certezze si
sono incrinate. E una certa paura si è impossessata di me”. La paura di perdere, appunto, la propria memoria e, di conseguenza, la
propria identità. È intorno a tale timore, e quindi sulla volontà di ri-affermazione
dell’individuo e del suo complesso mondo, costruito attraverso la
stratificazione di ricordi ed esperienze, che Rubio incentra la propria ricerca
artistica e costruisce questa sua prima personale italiana.
Con oltre 70
ritratti fotografici, l’artista allestisce la prima sala. E, su ogni ritratto,
interviene con piccoli dettagli che definiscono una situazione, raccontano un
momento, tracciano una caratteristica. Da una pastosa materia pittorica a dei
numeri, a una rete metallica, a una lastra riflettente. Sono questi alcuni
degli interventi che Rubio esegue sui ritratti, che parlano di laboratori
svolti con bambini, della sua carta d’identità, della recinzione del suo
studio, del suo riflettersi negli altri. L’immagine dell’artista è sempre la stessa,
ripetuta pressoché all’infinito, per indicare che la base della sua identità è
stata fissata ed è questa che si confronta e si rapporta con l’ambiente e
interagisce con la società circostante. Su di uno scatto, eseguito circa un
anno fa, gli interventi creano una sorta di diario e riferiscono dello scorrere
del tempo.
Alle sue
cartelle affida, invece, l’incarico di definire la sua “identità artistica”
perché, al suo interno, ormai cristallizzati nel tempo, sono custoditi gli
appunti, gli schizzi e le idee tracciati nel corso degli anni. Cartelle che,
come file, costruiscono la memoria artistica di Rubio, l’unico a possederne la
password. Infatti, allo spettatore, seppur è concesso di toccarle e prenderle
in mano, non è dato sapere cosa contengano.
Questa “memoria
esplicita” deve la sua duttilità alla plasticità dei neuroni i quali,
continuamente, creano una rete di contatti tra loro. Rete che, però, in
qualsiasi momento, può essere recisa. È questa fortuita possibilità a essere
rappresentata nell’installazione dell’ultimo ambiente: alcuni fili riproducono
la rete neuronale, e le forbici la casualità. Perché si è letteralmente appesi
a un filo.
daniela trincia
mostra visitata
il 15 ottobre 2010
dal 15 ottobre al 22 dicembre 2010
Pablo Rubio – L’identità frammentata
a cura di Angel Moya Garcia
Ingresso Pericoloso
Via Capo d’Africa 46 (zona Colosseo) – 00184 Roma
Orario: da lunedì a venerdì ore 15.30-19.30 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0645496564; posta@ingressopericoloso.com; www.ingressopericoloso.com
[exibart]
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