Il 1910, anno di redazione del Manifesto della Pittura Futurista, diviene per Francesca Romana Morelli, curatrice della mostra, un punto d’avvio significativo per analizzare le vicende artistiche della ceramica, materiale da sempre utilizzato dall’uomo e di cui grandi artisti hanno intuito il versatile potenziale. Dal vorticoso moto dei nuotatori che galleggiano nella conca di Cambellotti (1910 circa) fino ad arrivare alle mani nel video di Studio Azzurro(1992-2002), tramutate in due
La struttura circolare del caveau vero e proprio, pur mantenendo la successione temporale, fa sì che opere appartenenti a contesti diversi dialoghino tra loro rimandandosi a vicenda: la scultura esuberante che parla di dimensioni ulteriori per Lucio Fontana ed Enzo Cucchi, l’ossessione narcisistica ed il forte nesso tra arte e vita per Luigi Ontani e Felice Levini, lospiritus dell’artista che imprime il suo segno sulla docile materia in Giuseppe Penone e Giacinto Cerone. Incastonate negli incavi del pilastro centrale i Soffincielo di quest’ultimo risplendono della preziosa materia che li ricopre (platino), in dialettica con il Soffio di Penone di semplice terracotta. La solitudine e l’angoscia del teatrino di Melotti riecheggia colorandosi di autobiografia in quello di Giosetta Fioroni e prepara alla visione dei lavori dell’immancabile Leoncillo, documentato con tre opere che testimoniano il suo passaggio da tendenze di ascendenza espressionista ad un astrattismo drammatico.
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