Categorie: roma

Fino al 23.V.2013 | Veronica Botticelli. Sono tutto quello che vedo | Roma, annamarracontemporanea

di - 13 Maggio 2013
I segni di un vissuto personale, ma condivisibile, entrano nell’opera di Veronica Botticelli (Roma 1979) in tutta la loro preponderanza: sono tracce di un presente in cui l’artista respira, lavora, si immerge.
“Sono tutto quello che vedo” non è solo il titolo della personale curata da Giorgia Calò da Anna Marra Contemporanea (fino al 23 maggio), nuovo spazio espositivo romano al suo secondo appuntamento dopo la mostra di Giovanni Albanese. È l’enunciato della poetica stessa di Botticelli, nonché il titolo di una tela dipinta nel 2012 in cui c’è un letto bianco immerso nel blu, pubblicata nel catalogo della mostra Artisti in condominio ed esposta per la prima volta in occasione della collettiva Interno e Memoria alla Edward Cutler Gallery di Milano (fino al 19 maggio).

Nel dialogo tra interno/esterno, stasi/movimento trovano una collocazione centrale gli oggetti-simbolo, simulacri di una quotidianità domestica in qualche modo rassicurante, che emergono da un fondo piatto, monocromatico.
Nel primo ambiente della galleria con la poltrona di Int. 16 e le biciclette di Polittico il ritmo è quasi filmico, giocato com’è sull’uso del bianco e nero e sulla scansione ritmata dai pannelli in successione. L’olio illumina l’oscurità del metallo, introducendo ad un secondo ambiente di passaggio (fisico e metaforico) in cui si svela il gusto per una sperimentazione anche un po’ giocosa nel trattare un materiale povero come le buste di carta del Ministero del Lavoro (alcune nuove, altre usate e viaggiate) in cui ritroviamo soggetti come la bicicletta, il divano rosso, il profilo delle automobili e anche l’icona del gasometro.
L’esplosione di turchese che accoglie lo spettatore nell’ultima sala è, infine, il manifesto di una libertà confermata anche dalla grande tela Corri, esprimi un desiderio (2011-2013). «Mi trovo più a mio agio a lavorare con le  grandi dimensioni che con le piccole – spiega l’artista – Per un senso di libertà e di movimento. In uno spazio è più facile respirare. Non è una libertà fisica quella che cerco, ma uno spazio mentale». Quanto alla scelta cromatica, così come quella del materiale (tela, lamiera, fibra di legno pressato MDF o carta) si tratta di «amori a prima vista» che diventano talvolta «ossessioni». Una scelta puramente istintiva, «determinata dall’urgenza del lavoro».
L’approccio alla pittura per Veronica Botticelli, che viene da una lunga esperienza di “bottega” nello studio di Piero Pizzi Cannella che le ha dato la possibilità di vivere dall’interno il mondo dell’arte in tutte le sue sfaccettature, è sempre e totalmente emotivo.
Dietro ogni opera c’è un progetto mentale, non c’è disegno preparatorio o bozzetto: «spesso mi capita di pensare una serie di lavori e per me è come se fossero già realizzati». L’istintività della velocità, naturalmente, implica il ripensamento, il graffio, la cancellatura: elementi che sfidano la razionalità per dar corpo al racconto, tassello dopo tassello.
manuela de leonardis
mostra visitata il 15 aprile 2013
Dal 17 aprile al 23 maggio 2013
Veronica Botticelli. Sono tutto quello che vedo
a cura di Giorgia Calò
annamarracontemporanea
via sant’angelo in pescheria, 32
00186 Roma
Info: +39 06 97612389
info@annamarracontemporanea.it
www.annamarracontemporanea.it

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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