Il candore, le neve lo ha mantenuto intatto. È una distesa bianca, un contrappunto uniforme quasi beffardo allo sguardo impietoso di Boris Mikhailov (Kharkow, 1938): le sue immagini dei nuovi poveri, nella Russia the day after, non concedono intercessioni, hanno distrutto la tregua della censura, indigeste, inaccettabili, bellissime. La neve – e forse se non
In queste immagini è messo in scena il brutto e l’indecente: peccato che, alla fine, sia tutto vero. Ed è forse questa consapevolezza latente a renderle intollerabili e attraenti, simili al vaso di Pandora,senza coperchio.
Le fotografie di Mikhailov s’inseriscono in Lifesize sezione di FotoGrafia I festival Internazionale di Roma a cura di Cristiana Perrella e Stefania Miscetti, ‘distribuita’ tra le sedi del MACRO e
Ed è una dimensione antiepica, quotidiana, in cui l’eroismo sprofonda, come il corpo del padre ammalato di Richard Billigham (Birmingham, 1970), filmato – con una sorta di deleterio autocompiacimento – nel video Ray in bed, in cui le storie s’intrecciano, come se fosse un racconto corale affidato ad uno slide dhow (è il caso della monolitica sequenza in 700 slides di Nan Goldin, The ballad of sexual dependency) o restano chiuse, nell’immobilità di un ritratto d’interno come in Organized Freedomdi Esko Mannikko (Finlandia 1959). Ai suoi immigrati, e alle loro stanze colorate, ma spoglie, il compito silenzioso di mostrare l’altra faccia di un mondo perfetto.
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maria cristina bastante
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