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fino al 24.VI.2008 | Alessandra Giacinti | Roma, Esthia

di - 19 Giugno 2008
Anziché da un oblò, Alessandra Giacinti (Roma, 1975), guarda il mondo da una finestra. Dall’alto. Dove suoni e rumori, colori, dettagli e profumi giungono filtrati dalla distanza. Ma che non ha nulla a che vedere con snobistici atteggiamenti di isolamento. Dall’alto, dove si possono scrutare movimenti e azioni, senza saperne la causa né l’effetto, senza empatia, con un certo distacco, come un’affettuosa trasparente registratrice. E, per questo, anche con una buona dose di libertà interpretativa e immaginifica della pittrice e dell’osservatore.
La libertà di Giacinti è altresì quella di inserire, nel quadro, elementi registrati in momenti diversi, finanche scollegati, ma che hanno lasciato la loro impronta sulla sua retina. Mentre ogni anonima prospettiva permette alla mente dell’osservatore di costruire svariate trame di storie e di vissuti. Ovviamente, da una finestra, la gamma di scenari possibili si restringe notevolmente, ma questo apparente limite permette, invece, di descrivere il romanzo della vita di una porzione di mondo. Ma, altrettanto ovviamente, non è la gamma di scenari che le interessa.

Lo stesso cortile o la stessa porzione di strada sono ripetuti serialmente. È questa seriale ripetizione che le consente di semplificare ogni volta la rappresentazione. Così, di uno stesso quadro possono esistere diverse copie, simili ma non uguali, dove il colore diventa protagonista di campiture pastose e disomogenee; il superfluo, come lo stesso sfumato, è eliminato e il momento è sintetizzato. Prospettiva e sintesi che generano una rappresentazione piatta, bidimensionale, dove tutto è posto sullo stesso, unico livello. Lenta e ripetitiva azione di sintesi che ricorda gli infiniti calendari di Letizia Cariello, per cui la replica, quasi automatica, rappresenta il lento e anonimo scorrere del tempo.
Così, lo stesso cortile o lo stesso angolo di strada, immersi in una metafisica atmosfera, possono essere attraversati da svelte figurine, che segnalano lo svolgersi della vita quotidiana. E queste costipate prospettive sono le stesse che ognuno può avere dalle finestre di palazzoni, anonimi e sgraziati, dei quartieri ad alta densità popolare, dove lo spazio è contratto per realizzare un numero enorme di appartamenti, costruiti quasi esclusivamente nelle periferie di grandi città, per questo periferie indistinguibili e tutte uguali.

Nel caso di Giacinti, il suo sguardo è da un edificio del Tiburtino III, da cui il titolo della mostra, TIB III. Questa personale vuole altresì celebrare il primo anniversario del progetto Infissi-Evento di Arte Contemporanea dell’Associazione Culturale Esthia che, da almeno due lustri, opera negli spazi di una falegnameria nella Casa Internazionale delle Donne e che, con eventi dedicati all’arte contemporanea (con artisti, performer e musicisti), aspira a creare una sorta di opera d’arte totale.

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daniela trincia
mostra visitata il 30 maggio 2008


dal 30 maggio al 24 giugno 2008
Infissi: Alessandra Giacinti – Tib III
a cura di Eleonora Di Erasmo
Associazione Culturale Esthia
Via San Francesco di Sales, 1/c (zona Trastevere) – 00165 Roma
Orario: da lunedì a domenica ore 16.30-19.30
Ingresso libero
Catalogo con testo critico di Jacopo Benci
Info: tel. +39 0697613311; info@esthia.net; www.esthia.net

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