Lilith è colei che, creata con il primo uomo e a lui paritaria, rifiuta di assoggettarsi e di sdraiarsi sotto di lui, per l’accoppiamento. Trasgressiva e ingovernabile fugge, dotata di ali, e diviene nell’immaginario arcaico la regina della notte che vive nelle acque, sotto le cortecce degli alberi, nelle spire del serpente e nelle scorribande notturne di gufi e civette. Costretta a partorire spiritelli maligni per punizione divina è temuta per le sue vendette contro i neonati che uccide in culla strappandoli al sonno. Terrifica, scura, alleata delle forze del male, e insieme potente, libera e ribelle, incarna nella cultura patriarcale l’aspetto malvagio della femminilità, mentre per la sua energia combattiva e dirompente è divenuta emblema delle potenzialità femminili.
Maria Luisa Trevisan,curatrice della mostra, ha raccolto, nel nome di Lilith i lavori di 35 artiste internazionali a illuminare il campo della creatività femminile contemporanea.
Il viaggio comincia con Carol Rama e i suoi provocatori feticci con sesso maschile adagiato dentro a una sexy high heels shoe, e con Louise Bourgeois che esplora l’ambiguità nascosta nei meccanismi di protezione e di minaccia delle figure dei genitori nella raffigurazione di una grande seggiola sotto la quale si riparano tre piccoline. L’argentina Silvia Levenson fa riaffiorare da una vita ferita dagli orrori della dittatura una delicata e tragica memoria nell’installazione E’ volata via: un’altalena ormai vuota e due piccole scarpine di vetro abbandonate. Mentre l’iraniana Shirin Neshat fotografa le Women of Allah che, invisibili sotto il chador, esibiscono mani di sposa islamica, decorate, com’è tradizione, con testi persiani, ma che pronte ad imbracciare il fucile.
Uno sguardo attento e non frettoloso rivela nelle stanze domestiche i luoghi mentali di Sarah Seidmann che emergono dal blu come da abissi inesplorati, mentre, cariche di ironia e a cavallo di manici di scopa, le ambigue
Nel catalogo, oltre ad una riflessione del premio Nobel Rita Levi Montalcini -che della rassegna è stata madrina- c’è un meraviglioso racconto di Primo Levi.
myriam zerbi
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direi molto incisiva questa presentazione della mostra dedicata a lilith..esplorare la complessità del femminino senza scadere nella banalità della sensualità a tutti i costi credo sia operazione non facile ma estremamente complessa atteso la difficoltà delle tematiche ad affrontarsi..queste artiste peraltro tutte interessanti hanno reso benissimo il senso dell'esposizione..chiederei solo quale scritto di p.levi è stato inserito e la casa editrice del catalogo alla brava curatrice di questa pagina..
roberto