In questa sua prima personale alla Galleria Luxardo, Manuel Presti (Roma 1967) insegue i contorni della corolla di un papavero, sfoglia i petali di una margherita, osserva le trasformazioni di un croco a primavera o quelle con cui il vento modella le cime innevate, trasformando la sua esperienza visiva in momenti poetici.
Contemporaneamente offre allo spettatore la possibilità di sconfinare in un altrove fantasioso, in cui un qualsivoglia dettaglio floreale –o, comunque, una libera citazione della natura- si trasforma in un ritaglio di velluto morbido e cangiante, in un paio di labbra serrate, in un gioiello di cristallo. L’autore entra nella natura, di cui è un appassionato conoscitore fin dall’infanzia, per proporne nuove chiavi di lettura. Complice l’impiego, ormai da tre anni, della macchina digitale in sostituzione di quella analogica, usata in oltre vent’anni di attività di fotografo naturalista (collabora con riviste nazionali e internazionali tra cui Airone, Focus, Nature’s Best, NaturFoto), attività che alterna a quella di ingegnere.
Non interviene, però, sull’immagine digitale con trucchi manipolativi, semplicemente si concentra sulla luce, studiandone le variabili. I colori sono sparati, giocano su contrasti caldo/freddo; artificiali all’apparenza, sono in realtà assolutamente naturali. “Tutte le foto sono riprese in luce naturale, quindi senza l’utilizzo di luci addizionali, in natura e non in studio, sfruttando i colori e le forme naturale insieme alle potenzialità degli obiettivi. Ad esempio c’è un enorme dettaglio di un papavero, ripreso in un campo, in cui la luce è morbidissima perché la foto è stata fatta prima dell’alba”, spiega Presti.
In mostra c’è un solo lavoro, il trittico Rose #123 in cui la stessa immagine -una rosa- si ripete, in maniera dichiaratamente giocosa, in tre diversi passaggi cromatici (rosa, blu e viola), di cui solo il primo è naturale. “Soprattutto nella fotografia di natura una cosa molto importante e discussa è l’onestà della foto”, continua l’autore, “se c’è il trucco bisogna dichiararlo. Non è come, ad esempio, nella fotografia di pubblicità dove c’è un messaggio da mandare. La fotografia di natura è anche documentazione”.
Proprio come SKY Chase, la fotografia con cui si è aggiudicato a Londra il prestigioso BBC Wildfife Photographer of the Year 2005, il più importante concorso internazionale di natura, primo italiano ad averlo vinto. “In Sky Chase c’è la fuga e la caccia, è una fotografia che documenta e allo stesso tempo coinvolge emotivamente. Racconta l’inseguimento di uno stormo di storni da parte di un falco pellegrino.” Un inseguimento che avviene nel cielo romano (esattamente in zona Eur), ma che potrebbe essere un qualsiasi altro cielo.
Per Manuel Presti (che pure è un viaggiatore) i luoghi-scenari dei suoi scatti sono del tutto indifferenti. Orizzonti vicini o lontani: l’Umbria come il Michigan o, appunto, la stessa Roma. Perché come diceva Marcel Proust, “un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”.
manuela de leonardis
mostra visitata il 22 febbraio 2006
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