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fino al 25.XI.2006 | Nanni Balestrini | Roma, Galleria Mascherino

di - 8 Novembre 2006

Dopo le varie personali ‘a tema’ degli ultimi anni -si ricordino almeno, nel 2004, le Colonne Verbali al MACRO di Roma e lo Sfinimondo alla Fondazione Morra di Napoli- la piccola ma esaustiva retrospettiva curata da Barbara Martusciello, consente di cogliere con un unico sguardo il lungo cammino percorso da Balestrini. Un tragitto lungo le vie di un’espressione visiva personalissima, facendo attenzione agli incroci con le strade della letteratura, battute da poeta e scrittore sin dalla storica esperienza nel Gruppo 63, dov’era animatore dei poeti Novissimi.
Lo stile di Balestrini è retto da un perenne brulicante gioco di frammentazione e ricomposizione testuale, le cui regole vanno evidentemente ritrovate in quella rivoluzionaria stagione del collage creativo consumatasi a cavallo di dada e surrealismo, ma con uno svolgimento tutto contemporaneo, che rende l’opera dell’artista testimonianza viva del proprio tempo. Si prendano, a titolo d’esempio, le opere in mostra, cominciando da un collage come Mondo nuovo (1969), in cui attraverso l’artigianale taglia e incolla della stampa quotidiana si comunica con libertaria irrisione che “tre mucche partoriscono su un vagone ferroviario” nell’indifferenza degli avvenimenti mondiali circostanti. Per poi saltare di oltre trent’anni fino a La guerra (2003), dove quello che si registra angosciato è un definitivo “ultimatum al mondo”.
In mezzo e oltre ci sono appunti sparsi per un diario visivo continuo, composto facendo a pezzi i giornali dei luoghi -anche comuni- in cui Balestrini si trova a passare preservandone brandelli di memorie personali (Journal Berlin, Journal Paris, Journal Roma, Journal Barcelona), oppure il tentativo di un’ultima autopsia del corpo malato del nostro Paese, mostrato come somma di membra sparse ritagliate da pubblicazioni mediche (Autopsia Ytalia, 2006).
Quella di Balestrini diventa, insomma, una parola di disordine per essere ammessi alla presenza di una Storia riorganizzata individualmente attraverso la cronaca (e, a conferma di come le varie attività di questo intellettuale genuinamente disorganico difficilmente possano darsi scisse, nei tempi correnti di emergenza partenopea si rilegga magari il suo Sandokan. Storia di camorra, licenziato nel 2004). In tale passaggio, ad ogni buon conto, si consuma pure la dissoluzione della forma-parola stessa, con le lettere assunte nella loro pura natura tipografica ad elementi fondanti dell’immagine, anche con il ricorso alle nuove tecniche di composizione elettronica e stampa per ottenere più dense ricomposizioni (i Crashcolor del 2006, ad esempio, sono interventi acrilici su tele preparate al computer).
Un supporto fondamentale alla comprensione di quest’opera tanto unitariamente frammentata, è ora la monografia presentata in occasione della mostra. Edito da DeriveApprodi, che da qualche anno si sta meritoriamente dedicando alla ripubblicazione integrale del corpo narrativo di Balestrini, il libro riunisce un gran numero di saggi e testimonianze (Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Toni Negri, Tatti Sanguineti e Paul Virilio tra gli altri), riflettendo da più prospettive l’immagine esplosa dell’artista, perfettamente coerente con la sua poetica.

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www.nannibalestrini.it

luca arnaudo
mostra visitata il 3 novembre 2006


Nanni Balestrini – Con gli occhi del linguaggio
A cura di Barbara Martusciello
Roma, Galleria Mascherino Arte contemporanea
Via del Mascherino 24 (zona San Pietro)
dal 5 ottobre al 25 novembre 2006
da martedì a sabato ore 16.30-19.30. Chiuso domenica e lunedì
per informazioni tel./fax 06 68803820
mascherino@iol.it


[exibart]

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