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fino al 25.XI.2007 | Francesco Somaini | Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

di - 4 Ottobre 2007
La sensazione iniziale, appena oltre l’ingresso alla Sala Dossier della Gnam, è quella di una materia possente, ferrosa, squassata dall’esplosione, ridotta in tragici spezzoni, travolta da flussi inesorabili di lava. Il linguaggio informale di Francesco Somaini (Lomazzo, 1926 – Como, 2005) si esprime con forza nella tormentata manipolazione della materia. Il bronzo, il ferro e il piombo sono sottoposti all’azione veemente dello scalpello, del martello pneumatico, degli acidi. Lo scultore ingaggia quasi uno scontro fisico con le masse plastiche. Contro la grammatica figurativa, Somaini forgia la materia dall’interno: non un’azione mirata a plasmarla, quanto un tentativo di farla crescere, emergere con un moto spesso elicoidale, che dispone finanche le ombre, che occupa lo spazio. Lo spazio esistenziale di un vero architetto della scultura, sempre in bilico fra il manufatto industriale e l’espressione epica. Si pensi a Ordalia (1963), un grande antro, luminoso come certe formazioni di roccia, nervature, torsioni del ferro grezzo, e all’interno il motivo ricorrente di un lampo lucido, che emerge come un paradigma della sintassi informale.
Un’altra protagonista della scultura di Somaini è l’acqua. Ma è un mare fatto di gorghi, di schiuma rabbiosa tradotta nelle colature di stagno su Omaggio al mare (1958) e nei lucidi bronzi di Nauta. Obliqua (1960). Pure la fisicità della sofferenza non viene trascurata, nella una croce alata pronta a ricevere il nemico (Grande Martirio Piagato, 1960) o nel senso dell’ultimo soffio che esala verso l’alto (Ferito III. L’addio, 1960).
Fra le 63 opere esposte, oltre la metà sono disegni, graffiti e pirografie in cui si sperimentano in chiave bidimensionale quelli che dovranno essere gli esiti finali sulla materia. In effetti, Somaini stesso fornisce in poche righe, su un diario bianco, la propria spiegazione: “Raramente un motivo, un’idea è sorta in me d’improvviso, occasionalmente. Di norma ad uno stato di disagio, di inquietudine, per essere più sincero d’ira, è seguito un periodo fertilissimo in cui a gruppi le idee si sono affollate con tale rapidità che il disegno, il graffito erano l’unico mezzo di fermarle senza perderne troppe per la via”. Per il visitatore, l’espressione bidimensionale è una scossa di colore fra i segni potenti e decisi. Si consideri la sperimentazione della vernice a smalto su lastre di ottone bruciate con la fiamma ossidrica (Pirografia, 1964) ma anche quella ottenuta dagli inchiostri di china dilavati su tela.
L’ultima sala, a cui si dovrebbe dedicare una sosta adeguata, regala due emozioni. Quella di un periodo artistico fervido e creativo, attraverso foto in bianco e nero, negli appunti dello scultore, nelle righe di saluto dei critici, nei cataloghi delle mostre nell’Italia del boom. L’altro lampo è quello della Scultura da parete I (1957), una forma morbida, porosa, calda, nonostante emerga dal conglomerato ferrico. L’impasto in cemento e limatura di ferro che Somaini aveva brevettato nel ‘53, prefigurandone l’utilizzo in architettura.

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mostra visitata il 22 settembre 2007


dal 20 settembre al 25 novembre 2007
Francesco Somaini – Il periodo informale 1957-64
a cura di Mariastella Margozzi e Luisa Somaini
GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna
Viale delle Belle Arti, 131 – 00196 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 8.30-19.30
Ingresso: intero € 9; ridotto € 7
Catalogo Electa
Info: tel. +39 06322981; gnam@arti.beniculturali.it; www.gnam.arti.beniculturali.it

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