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fino al 26.VI.2009 | H.H. Lim | Roma, De Crescenzo & Viesti

di - 5 Maggio 2009
Per H.H. Lim (Malesia, 1954; vive a Roma), questa mostra rappresenta una tappa importante nell’ambito dei tre grandi macrocosmi progettuali a cui lavora contemporaneamente da diversi anni. Infatti, dopo essersi servito di tutti i possibili media di espressione artistica (dal video alla performance, passando per la pittura e la scultura), qui sceglie di concentrarsi su opere su tavola, lavorate a tecnica mista.
È evidente lo sforzo senza peso che Lim compie nel conciliare l’arte occidentale, “dominata da un’attitudine che ha permesso alla sua civiltà di tramutare la natura in storia”, e quella orientale, “da sempre attenta alla proliferazione circolare della vita”, per cui “ha sviluppato una strategia della ripetizione che riproduce una simmetria tra microcosmo dell’opera e macrocosmo dell’universo”, come scrive Achille Bonito Oliva nel testo in catalogo.
Lo spunto che muove l’artista di origini sino-malesi è senz’altro quello di narrare – con la freschezza e la franchezza di chi la sta vivendo, come tutti – l’odierna crisi politica, economica e sociale del mondo, così come lo conosciamo e com’è stato plasmato negli ultimi decenni, a immagine e somiglianza dei poteri dominanti.
SimSim Salabim (2008-09), dall’emblematico titolo esoterico, è il risultato dell’unione di quattro grandi tavole su cui sono disegnate decine di missili pronti a bombardarci con migliaia d’informazioni a getto continuo e, fuor di metafora, a calare su uno dei tanti, troppi Paesi mediorientali in guerra. Proprio per combattere quest’azione, Lim vi incide parole al contrario, significative e significanti, perché alludono tanto ai titoli di giornale (“Dopo la grande paura, lo stupore per il miracolo”), quanto a date ormai storiche (“18 novembre 2008”, giorno dell’elezione di Obama), facendosi portatrici di speranza e d’un cambiamento che, anche se non immediato, almeno si avverte nell’aria.

L’artista appare così pienamente coinvolto nel suo tempo, scegliendo, come fece Picasso dipingendo Guernica, di prendere posizione e di dar voce alla sua ansia di comunicazione “con l’intero corpo sociale”. Che però si scontra con “la coscienza del suo isolamento” (Bonito Oliva).
Probabilmente va ricercata qui l’origine della passione di Lim per l’utilizzo del linguaggio dei sordomuti, di cui si serve in What a wonderful world (2009), come se potesse dare maggior pregnanza alle parole rappresentative di questo periodo e della politica, italiana soprattutto.
Il terzo nucleo della sua opera, in mostra nello spazio affacciato su via del Corso, entra invece nel personale e nel banale quotidiano, mantenendo però uno sguardo ironico e straniato su di esso, realizzando per di più quell’identità e unità perfetta tra forma e contenuto invano ricercata da molti artisti. Le parole in bassorilievo, anche qui scritte al contrario, richiedono tempo per essere lette e comprese, quasi si potessero sentire sulla punta della lingua.

L’arte diventa per Lim non solo qualcosa che aiuta a vivere, ma un autentico “pensiero visivo”: “Il campo dell’armistizio, dell’intreccio e di una felice ambiguità”, per citare ancora Abo.

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mostra visitata il 29 aprile 2009


dal 23 aprile al 26 giugno 2009
H.H. Lim – SimSim Salabim
Galleria d’arte contemporanea De Crescenzo & Viesti
Via del Corso, 42 (centro storico) – 00186 Roma
Orario: da lunedì a sabato ore 11-13 e 16-19.30; lunedì mattina e sabato pomeriggio su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo Carte Segrete
Info: tel. +39 0636002414; fax +39 0636002415; info@decrescenzoeviesti.com; www.decrescenzoeviesti.com

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