E’ sempre un’esperienza affascinante vedere un artista a lavoro e, come consuetudine, l’associazione Lift Gallery ce ne offre l’opportunità; in occasione di quest’ultima inaugurazione, il momento dell’allestimento è stato segnato dalle note del violino di Eduardo Carlo Natoli che ha accompagnato, passo dopo passo, ogni gesto di Giuseppe Bersani, in un’atmosfera di grande suggestione e teatralità.
Bersani ha lavorato sullo spazio della galleria come in un ambiente da costruire, con dei piccoli lembi di carta, frammenti legati tra loro in lunghe strisce, come fotogrammi in verticale, o isolati in quadratini adesivi di
Ritrovarsi nell’ascensore è, questa volta più di altre, come essere catapultati in un piccolo universo. Ogni volta che si entra nella Lift, è forte la sensazione di essere isolati da tutto, ogni volta s’intraprende un vero e proprio silenzioso viaggio (non solo metaforico) nella poetica di un artista, ma in quest’occasione, con la sua istallazione, l’artista ha quasi ricreato un piccolo mondo, segnandone i punti cardinali con differenti rappresentazioni. Si entra da sud, e a destra è l’est, dolce nelle piccolissime immagini dai toni delicati; a sinistra è l’ovest che vi si contrappone con colori e figure più forti: sorrisi che diventano aggressivi nella loro composizione, bocche e denti in primissimo piano quasi come fauci. Al
Nella ricerca di Bersani, cui lo spazio dell’ascensore ha ispirato la sottolineatura dei punti cardinali, è il tentativo di avvicinarsi alla realtà e alle sue molteplici facce, da quella per lui tranquillizzante delle immagini carine, come le definisce, a quelle più dure e crude, nella messa in scena di un canale vuoto, vuoto perché in costruzione.
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federica la paglia
mostra vista il 19/11/2002
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