Eros Dei Eroi. Questa la triade invocata da Luigi Ontani, mentre allestisce una mostra profetica. Lo spazio della galleria è radicalmente trasformato dal forte impatto scenico dei lavori, che costellano – presenze animate e totemiche – il sacro firmamento dell’arte. La citazione, le icone ready-made, il narcisismo, solo apparentemente body-artistico, celano l’intento di recuperare il significato originario del gesto creativo. Perciò, l’artista chiama a raccolta personaggi mitici di epoche e culture diverse, per esaltare il valore universale e sovra-storico delle loro imprese. Assumerne l’identità equivale a recepirne l’esempio: l’autoritratto nei panni di santi, poeti, o condottieri non è, dunque, un puro divertissement; al contrario, implica un processo di totale compenetrazione, che non si limita all’emulazione pedissequa, o rigorosamente filologica, ma al concreto e autonomo ri-facimento.
A tale proposito, si potrebbe azzardare l’ipotesi di un Ontani neo-classico, anziché manierista, o post moderno: i grandi modelli del passato non sono semplicemente rivisitati, ma assorbiti in modo così profondo, da innestarsi sulla corteccia interiore dell’artista. Qui attecchiscono come materia fertile alle molteplici reinvenzioni, svelando le infinite potenzialità dell’opera d’arte, “eterna” proprio per la sua elasticità semantica ed ermeneutica. Allora, gli archetipi fossilizzati nella memoria collettiva, stagnanti come lettera morta, rivivono nei camouflages bizzarri dell’artista. Fondamentale, il riferimento al teatro, tanto nelle maschere, quanto nell’idea di una personalità ibrida e bifronte. La vita si fonde con l’arte, come gesto demiurgico tramite cui plasmare e rimodellare continuamente la propria identità. Il travestimento consta, perciò, di un chiaro valore allegorico, letteralmente incarnato dall’artista nelle spoglie di Dante, Garibaldi e Napoleone. Requisito comune all’ampia galleria di testimonials, l’eroismo, termine che le cronache contemporanee tendono sempre più a declinare in chiave antagonista e bellicosa. Diversamente, Ontani coglie la sua radice profonda nell’amore, sinonimo di apertura e di simbiosi spirituale, come l’ek-stasis creativa. In cui il “fare” corrisponde al proprio “farsi”, nella metafora clownesca della realtà.
maria egizia fiaschetti
mostra visitata il 23 ottobre 2004
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