Credo che Gioacchino Pontrelli abbia fatto bene a tappezzare lâingresso della sua mostra, che inaugura la galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea (giĂ Segno), con foglie dâoro. Come ci ha spiegato la storia dellâarte, il dorato è il colore della maestĂ , della gloria, che appartiene ai santi e non agli umani, quindi la preziositĂ del fondo dâoro veniva utilizzata per denotare il carattere sacro di una rappresentazione. Non siamo ovviamente al medioevo, ma Pontrelli fa bene a farci notare che, una volta che il mondo è stato trasfigurato dal pennello, diventa altra cosa, e lâinsieme di tutte queste altre cose è la pittura occidentale, dove tutto può accadere, perchĂŠ abbiamo abbandonato la realtĂ , e ci troviamo sulla tela. A simili riflessioni corrisponde nel suo bel testo Claudio Libero Pisano, che in apertura cita Murakami, uno scrittore nella cui pagina veramente tutto può accadere.
Siamo i primi figli di una civiltĂ dellâimmagine (ne circolavano davvero poche fino a qualche tempo fa, e avevano un potere ridotto sulla nostra mente), quindi uguagliare lâimmagine e i suoi effetti, come fa Pontrelli che giustamente fa entrare tutto il dipingibile nella dimensione dellâaureo, mi sembra unâoperazione doverosa per dare un futuro a tutto lâinsieme dellâuniverso culturale della pittura.
Affermato ciò, resta da aggiungere che in questa mostra, quello che sembrerebbe un collage di immagini, altro non è che la rappresentazione di un modo usuale del nostro cervello di funzionare e attivarsi. Noi continuamente realizziamo degli insiemi dove tutte le immagini convivono, dove, per di piĂš, tutti i sensi sono attivati in sincrono. Riprendendo la psicanalisi, si potrebbe dire che in questa mostra vediamo in trasparenza tante scene primarie del trauma (per esempio gli elementi di un arredamento dove è avvenuto il âfattoâ), tante immagini del perturbante (come brutti specchi, volutamente barocchissimi), che sono collocate in queste pareti mentre ancora ci ricordiamo dellâoro visto in apertura. Direi quindi che è una mostra di grandi interferenze, di grandi appuntamenti con il disturbo, sia pure resa molto attraente dallâabile cromatismo di cui Pontrelli è capace. Ma rimane una mostra che incrocia le nostre esistenze, ed attenta al nostro equilibrio, alle nostre certezze, e ci fa diventare meno abili, decisamente meno efficaci. Occorre dare atto che convivere con tutto ciò davvero non è agevole. Siamo tenuti, dunque, a riconoscere un grande coraggio nellâipotesi di arte (e di vita) di Gioacchino Pontrelli, che sfida lo spiacevole per continuare a regalarci immagini.
Paolo Aita
mostra visitata il 20 novembre
Dal 20 novembre 2014 al 27 febbraio 2015
Gioacchino Pontrelli, Quadreria Pontrelli
Francesca Antonini arte contemporanea
Via Capo le case 4, Roma
Info: 06.6791387