(da “Let’s get physical / digital”, 1997 di Christian Jankowski)
(Stoccolma sta cercando una connessione con Milano)
U: Eccomi
C: Evviva! Tatatan. Dove sei adesso? Dammi un segnale.
Nuovi spazi di identità e di identificazione, li racconta un allestimento presso il Palazzo delle Esposizioni, “Gravità Zero” (a cura di Maria Grazia Tolomeo e Bartolomeo Pietromarchi): quella di Jankowski è una delle opere in mostra e gli altri nomi non deludono le aspettative, ci sono Airò, Breuning, Bureau of inverse Technology, Friedman, Dafni&Papadatos, Hakansson, Mik, Pfeiffer, Sinclair, Torelli, Ostojic e le gemelle Wilson , una sorta di nuovo gotha (!), almeno per quanto riguarda la contaminazione tra tecnologia, percezione e quel che diventa riflessione estetica.
Un istante di vita può diventare il frame di un video, un ricordo può plasmare l’ambiente di un’installazione, suggerire la sequenza per una performance: qualsiasi situazione, dal gesto banale, quotidiano al dramma, può essere ricreata, duplicata, esorcizzata, mostrata; la varietà dei nuovi mezzi espressivi potrebbe aver costruito una sorta di canale continuo tra “esterno” ed “interno”, uno sdoppiamento (o una sovrapposizione?) in cui quel che chiamiamo opera d’arte galleggia.
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Credo che Christian Jankowski inizi solo adesso ad avere quella ribalta internazionale che si merita appieno. Un genio.
Io invece sono Napoleone e mi chiedo perchè ancora nessuno mi chiama Imperatore.
Ciao, Biz.
Sono meglio le mie opere e mi chiedo perchè nessuno le compra o le esone pè il destino dei grandi artisti?