In un’esposizione originalissima 11 artisti del The London Institute e 7 scienziati del CERN hanno tentato di stabilire il giusto equilibrio tra arte e scienza, cercando di abbatterne le barriere.
Non si è trattato di un’esemplificazione di un progetto di fantascienza ma di un libero flusso di idee tra gruppi di persone per tentare di raggiungere e capire l’universo di cui siamo parte . (Ken Mc Mullen).
Le opere sono state esposte per la prima volta nel marzo 2001 a Londra alla Atlantis Gallery. Roma è la prima tappa all’estero di questo straordinario “esperimento” che presto raggiungerà le migliori gallerie d’arte di Portogallo, Svezia, Francia, Giappone e America.
I lavori, realizzati dopo un periodo di discussioni, dialogo e ricerca, sono stati eseguiti con materiali forniti dal Cern, altri sono stati realizzati negli stessi laboratori del prestigioso laboratorio svizzero. Le opere commissionate sono state interpretate da ogni artista in maniera assolutamente personale.
Roger Acklung ha bruciato con una lente di ingrandimento pezzi li legno raccolti lungo le spiaggie e lungo gli argini dei fiumi ottenendo delle linee in un’unica seduta. Installazioni multimediali prodotte con video e filmati che esplorano i concetti di diversità e rappresentazione sono il risultato del lavoro di Sylie Blocher , una delle artiste multimediali più note in Francia.
Questi alcuni dei lavori realizzati dagli 11 artisti nei quali la materia e l’antimateria, la relatività e la quantistica, i protoni e i neutroni sono assunti ad oggetti di una nuova creatività . L’arte in questo modo riesce a cogliere eventi estremamente piccoli, spiegando così il funzionamento dell’universo e cambiando la comprensione della natura. Artisti e scienziati hanno dimostrato come l’arte possa portare a diversi livelli di percezione, grazie ad “incontri” di tipo visivo, perdendosi e ritrovandosi subito dopo nell’interazione tra concetto e mezzo. John Berger, artista e scrittore presente in questa mostra, quando il progetto sembrava troppo grande da realizzare e nell’aria c’era la sensazione di essersi persi, ha affermato “… per trovare qualcosa, qualcuno di significativo, devi prima di tutto perderti. Per trovare ciò che prima era nascosto devi prima di tutto essere perso “. Certamente questo viaggio nell’arte e nella scienza vale anche un temporaneo smarrimento.
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Ho visitato l'esposizione e francamente, non l'ho trovata granchè. Forse potevano esserci le premesse per un interessante dialogo, ma purtroppo, non si è saputo sfruttarle o esibirle a dovere. Ed ora, le opere esposte, chiuse in quella sorta di ricettacolo marmoreo che è il Vittoriano, sembrano freddi cadaveri su un tavolo d'obitorio.