Le opere di Emanuele Gabellini respingono gli insani psicologismi che troppo spesso divengono scudo per una critica costruttiva, che badi non solo al messaggio insito nell’opera d’arte ma anche all’emozionalità che scaturisce dalla sua semplice, diretta visione. Prima l’occhio, poi la mente.
Ed è così che un pesce diviene una sfera imperfetta dalla pinna caudale triangolare, che i fiori si trasformano in ampi cerchi di colore circondati da irregolari petali
Stemperare i toni da tragedia per scendere a patti con l’arte. Giocosità che sfata il divenire serioso delle cose, anche nell’attribuire alle opere titoli buffi, acuti, dissacranti. L’artista stesso, di fronte ai perché, che sempre aleggiano intorno alle opere d’arte, risponde con la medesima essenzialità stilistica e con una rara onestà intellettuale: perché mi piace!. Eppure non
Dietro ad ogni opera c’è un sorriso che fa capolino, uno sberleffo a chi limita alla sola complessità il vero valore delle cose, quasi che l’essenzialità del tratto, la piacevolezza ottica non contassero nulla. L’artista romano, invece, non disorienta il pubblico con falsi messaggi, dalla spirale inespugnabile. Il significato è evidente. Quasi a dire a buon intenditor poche parole…
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