Nel 1991 Felix Gonzalez-Torres (GuĂĄimaro 1957 â Miami 1996) ci ha lasciato una delle piĂš laconiche e agrodolci dediche dâamore mai prodotte in materia di arti visive. Castello di Rivara, lâartista cubano combina le opere Untitled (Loverboy) e Untitled (March 5th) #1, creando unâinstallazione in cui lâimportanza del legame con il compagno scomparso è dichiarata attraverso la duplicitĂ â vincolante e paritetica â di due tende (a loro volta doppie) e due piccoli specchi tondi accostati tra loro. Con questi pochi mezzi il concetto di âcoppiaâ è presto reso assoluto, riformulato in una fondamentale condizione di sussistenza sperimentata sulla propria pelle e restituita pubblicamente con semplicitĂ vera, pura e piĂš forte di qualsiasi preconcetto umano. Una lezione di vita che nasce dallâincondizionata e obbiettiva coscienza degli eventi, pronunciata senza il bisogno di salire in cattedra, fregandosene delle convenzioni (poichĂŠ nemmeno contemplate) e procedendo ben oltre il minimo valore degli oggetti manipolati in un razionalismo minimalista sempre carico di sentimento.
Oggi, passati ventidue anni da quel â91 e diciassette dalla morte dellâartista, scarseggiano le personalitĂ che come Gonzalez-Torres annoverano tra le loro capacitĂ quella di una riflessione personale e universale al contempo, nonchĂŠ quella di saper penetrare nei propri simili e magari permettersi di far crollare qualche loro convinzione di troppo. Ben venga allora il recupero dellâinstallazione organizzato nella piccola sala della Franz Paludetto di Roma, attento, rispettoso e accompagnato in piĂš da un bellissimo scatto estrapolato dal primo allestimento. Tuttavia si dĂ il caso che proprio lo scatto getti qualche ombra sullâeffettiva validitĂ di questa riesposizione, specialmente se si considera che unâopera (dâarte) non è mai solo questione formale e che ciò vale a maggior ragione per il lavoro di Gonzalez-Torres sotto esame.
Quel che a Rivara possedeva una connotazione peculiare e incomparabile qui si perde a malincuore nel vagamente pedissequo. Se la disposizione precisa di tutti i materiali (compresa lâaltezza da terra degli specchi) non cambia certo di una virgola la lettura formale dâinsieme, a venir meno è la qualificazione poetica di alcuni dettagli, come lâeffimera leggerezza delle tende azzurrine in origine mosse dal vento e attualmente statiche per mancanza di finestre, nonchĂŠ il loro contrasto con la ruvidezza bruna del cotto poroso, nel caso sostituito da un resinato lucido di tono non troppo dissimile. Anche il cambio pareti, da vissute e massicce a perfettamente lisce e bianche, rimarca la natura unica di un lavoro che a Rivara assumeva nel complesso unâenergia interiore ora percepibile solo in versione depotenziata.
Forse troppa emotivitĂ ha coinvolto in modo irreparabile quegli oggetti utilizzati come simboli arbitrari dallâartista; troppo li ha radicati in un hic et nunc difficilmente ripetibile altrove con la stessa identica efficacia.
Andrea Rossetti
mostra visitata il 28 giugno 2013
dal 24 giugno al 27 luglio 2013
Felix Gonzalez-Torres
Franz Paludetto
Via degli Ausoni 18 â (00185) Roma
Orari: da lunedĂŹ a venerdĂŹ, ore 17 â 20