Finalmente un architetto che mette in mostra non solo le fasi realizzative dell’opera, ma anche il momento che determina l’avvio del processo creativo. Massimiliano Fuksas (Roma, 1944) è protagonista al Maxxi, nella prima presentazione completa in Italia dei suoi lavori, dando una prova di efficacia grazie ad un magnetismo non comune e alla disponibilità nello svelare i gesti iniziali necessari a fissare la scintilla dell’intuizione. Superati i mock up esposti nello spazio esterno, attraversata la prima sala, il percorso ideale dovrebbe prendere l’avvio proprio dalla capsula bianca centrale con il video dell’artista.
Una volta scivolati dentro l’ambiente essenziale del Maxxi si è accolti da una musica fluida, che scorre come un suono sorgivo, simile al pensiero creativo, a quell’intuizione, veloce come il titolo della mostra (un sessantesimo di secondo), che per Fuksas è quasi una folgorazione. Quindi l’idea viene sezionata, spacchettata, replicata infinite volte, nella forma e nella materia. Davanti allo spettatore si susseguono le maquette per Is Molas Golf Resort di Pula: il lampo originario durante il percorso progettuale si modella, fino a manifestare l’inesorabile forza del tempo, del vento, dell’erosione sulla pietra. Sulle pareti un susseguirsi di immagini, senza soluzione di continuità, legate fra loro in un costante dialogo con il cielo e la luce.
Nella seconda sala l’idea domina dall’alto, come un nembo che si riflette sulla superficie del muro. Nei piani sottostanti si materializza l’intuizione, attraverso la semplicità della massa oppure nell’espressione del disequilibrio piuttosto che nella fusione con l’ambiente circostante. Nei progetti per l’Euromed Center di Marsiglia domina lo spazio marino, le forme si rincorrono come delfini. Il Nuovo Polo Fiera di Rho Pero riflette lo skyline delle Alpi all’orizzonte.
Fuksas lavora spesso attorno all’orizzonte, ne duplica i paesaggi, esalta la molteplicità della visione, in un percorso che dal cinema conduce all’architettura. Le Twin Towers di Vienna svelano uno dei meccanismi creativi più ricorrenti: il richiamo seduttivo della Contraddizione. L’interstizio di 4,5 metri appena fra le due torri rompe il monolite. Il labirinto di 25 metri alla base dei due blocchi di vetro esalta la coesistenza degli opposti. La membrana che come una rete collega gli alti edifici del progetto in concorso per la Défense di Parigi favorisce un dialogo non convenzionale con il cielo. Cielo ed acqua: è tra questi due elementi che Fuksas sospende il Centro Ricerche Ferrari di Maranello, dimostrando di sapersi misurare, nella creazione dell’habitat aziendale, anche con un mito dell’industria italiana.
Il paesaggio diventa energia. Nel progetto che ha concorso per Gazpromcity di San Pietroburgo l’intuizione è quella della follia del turbine, richiamo diretto alla forza dispiegata dall’energia, a cui tanto deve il committente di questi progetti. Con il Centro di Ricerche delle Distillerie Nardini a Bassano del Grappa, l’architetto romano crea bolle pure come cristallo: per il viandante e gli artigiani del nostro secolo un tributo all’alchimista e ai suoi alambicchi.
Dunque al centro c’è sempre l’intuizione, la reazione creativa innescata dal convergere di ciò che evoca il luogo, ciò che esprime il progetto e il soggetto che lo ha sollecitato.
patrizio patriarca
mostra visitata il 5 gennaio 2007
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