La mostra di Theo Eshetuvuole essere una riflessione, un’indagine sui diversi media e la loro qualità comunicativa. La ricerca nasce da un viaggio compiuto dall’artista nel suo luogo d’origine, l’Etiopia: Ho visto spesso l’Etiopia in televisione, ma per me rimane un luogo dell’immaginazione. Ho vissuto lì da bambino e ora ci sto tornando per rincontrare mio nonno . La memoria personale si offre per condurre lo spettatore a riflettere sui meccanismi di riproduzione dei media .
Il percorso – articolato su due piani – raccoglie diversi registri espressivi: sessantanove immagini digitali, una grande video-installazione e il video Blood is no
Le enormi installazioni su tela colpiscono emotivamente, ma non danno informazioni. Sui monitor le immagini scorrono rapidamente creando un’ulteriore confusione. Il terzo passo è la visione del video che consente allo spettatore di costruire e capire il senso delle immagini. Al piano superiore del museo sono esposte sessantanove immagini digitali, altri tre monitor e alcuni oggetti antichi della cultura etiope, già visti nel video. La reale presenza degli oggetti crea una discrepanza che frustra ogni possibilità di dare un senso univoco a ciò che è rappresentato. Il testo che accompagna la mostra Blood, of light and likeness si
Per Theo Eshetu la tecnologia assume un ruolo supremo non per la sua possibilità (illusoria) a fornire una copia originale della realtà, ma in quanto mezzo di riproduzione onesta di un piccolo frammento di memoria.
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