C’è chi sostiene che nel nome si nasconda la personalità, i tratti salienti del carattere. Seguendo questa teoria, ma soffermandoci sul cognome, potremmo effettivamente dire che Octavio Floreal esprime da subito un certo brio, uno spirito allegro. E l’artista si muove effettivamente con leggerezza, nello spazio e sulla carta, divertendosi con l’arte.
La sua prima personale italiana ha un titolo impegnativo, Il nuovo mondo, ma le opere tradiscono una giocosità che colpisce la curiosità dello spettatore, coinvolgendolo nella costruzione di questa rinnovata realtà. Le installazioni, composte di tanti piccoli elementi fatti di carta velina colorata e fili in ottone o ferro –Ritratto è intitolato ogni singolo pezzo– sono componibili anche dai futuri, eventuali collezionisti tramite dei kit fai da te (Il Mondo Nuovo – do it yourself). In sostanza i 39 esemplari, editi per l’occasione, sono composti da una scatola che all’interno –sotto l’aspetto di una confezione di bon bon– contiene i colorati piccoli Ritratti, una cornice dorata e l’illusione per chiunque di poter creare un nuovo assetto ,mondiale e artistico, ogni volta che lo desideri.
Nel video esposto in galleria, Floreal spiega come utilizzare il kit: si può rovesciare il contenuto e lasciarlo così come cade a terra, oppure comporlo a piacimento: a parete o sospeso con fili di nylon. Giocando con gli elementi, l’artista ha disposto negli spazi della galleria romana le piccole unità dentro e fuori la cornice dorata, superando i limiti che questa imporrebbe, e operando così una “piccola rivoluzione”. Floreal rinnova così la dimensione dello spazio –fisico, architettonico, mentale– imponendo al visitatore una nuova relazione con il “divertente disordine”, riproposto anche nei disegni.
I pensieri, i ricordi e le esperienze assumono sulla carta le sembianze di uno sciame. Si dispongono come spazzate dalle folate di vento delle vecchie raffigurazioni del dio Eolo. A vederli da una certa distanza, i disegni non sono ben decifrabili. Solo avvicinandosi si distinguono le diverse componenti: mani, piedi, oggetti, segni floreali, volti. Un turbinio di micro dettagli che traduce l’eterno binomio ordine e caos, vuoto e pieno, in un assetto scomposto ma ben calibrato.
federica la paglia
mostra vista il 5 ottobre 2005
Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…
Il caso del nuovo film di Ryan Coogler, con il numero più alto di sempre di candidature agli Oscar, racconta…
Al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, il progetto di Matilde de Feo esplora il rapporto tra corpo, immagine,…
Fino al 18 aprile 2026, la galleria A plus A a Venezia ospita la mostra “As I Shape the Object,…
Il suo nome è Robin Gunningham, poi cambiato in David Jones. Reuters ha dedicato un’ampia inchiesta all’identità e al sistema…
Prestata dal Rijksmuseum di Amsterdam, Donna in blu che legge una lettera di Johannes Vermeer arriva a Palazzo Madama. Il…