“L’occhio esiste allo stato selvaggio”, tuonava nel 1926 un giovane medico di nome André Breton. Quanto all’oggi, è proprio grazie a topoi come quello dell’occhio isolato e ravvicinato –reiteratissimo, quasi un leitmotiv del Novecento– che si potrebbero formulare nuove e fruttuose ipotesi su una qualche estetica del “secolo breve” (non hanno forse prodotto estetica Buñuel, Bataille e Kubrick?). Magari azzardando una delle grandi mostre contaminate di cui ci sarebbe bisogno.
Santiago Ydáñez (andaluso, classe ’69) dipinge scheletri di sguardi. Gli interessa lo sfacciarsi degli occhi, l’istante preciso in cui è l’abisso del vederci chiaro a trasformare un volto che guarda in uno sguardo senza volto. Il canovaccio è minimo e, com’è ovvio, la temperatura ai limiti. Eppure si è già fuori, in qualche modo, da certa retorica post-human del livido e del colpo ferire; si è già oltre quell’impasse in cui lo choc, in primis quando si parla del corpo quale territorio di conquista & di “tortures volontaires”, si è fatto –tristemente– cliché.
Qui ci si dirige sì dalle parti dell’“allucinazione del proprio volto visto dall’interno” (così Maurice Merleau-Ponty), però col piglio diligente di chi indaga il furor melancholicus raccontando il grido e non –parafrasando la celebre formula di Francis Bacon– ammiccando viceversa all’orrore. Chissà, forse c’entra qualcosa quel genius loci che, nei secoli, ha fatto di una visionarietà
Primissimi piani olio su tela, quindi. Il registro pittorico, assai sorvegliato, è di una certa ricchezza: la spatola che non dilaga e un dripping mai didascalico fanno da contraltare al nitore iperrealista di frangenti che, in corrispondenza degli occhi (e, talvolta, della bocca), configurano come ciclogenesi l’implosione nello spazio mentale. Un occhio (del ciclone) –più sol niger che oculus mundi– ch’è offuscato dalla chiarezza. Il tutto sottende apertamente un’intera epopea visiva: quella dell’homo videns fatta di still e dissolvenze. Non a caso le tele migliori e più ferree sono quelle in cui lo spleen ravvicinato viene innervato con forza dai bagliori hi-tech di una tavolozza color del monitor.
pericle guaglianone
mostra visitata il 9 febbraio 2006
Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…
Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…
Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore
A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…
Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…
In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…
Visualizza commenti
Mestierante, artegrafaro, visto uno visti tutti... Rimane un buon pittore... potrebbe insegnare in qualche accademia italiana.
grande artista!
impara CODAZABETTA!
La penso più o meno come Kapo, troppe frasi ad effetto, troppe espressioni "dotte" che non significano un gran ché o che era possibile rendere con un linguaggio più "piano" e meno, inutilmente, iperbolico. Speriamo nel prossimo...
L'artista è bravissimo!
Chi ha recensito questa mostra meno!!
Non ci ho capito niente. Basta con questi articoli così astrusi.....bstarebbe così poco per rendere l'arte contemporanea accessibile.
Dipingere l’angoscia ha il vantaggio di venire abbastanza bene senza troppa fatica; un fondo nero, qualche segno venuto male, un occhio fisso e il gioco è fatto...
Santiago Ydanez, è in collezioni importanti.
Tecnicamente bravo. Non mi sembra nè il primo e non sarà di certo l'ultimo a ripetere un certo soggetto per più tempo. I suoi lavori sono molto molto intensi. Chi li vuole discutere?
E yan pei ming dove lo mettiamo?
Si Saville che copia Santiago... vabbè...
Intanto guarda lui dove espone e guarda Saville... Tecnicamente Saville non si batte. Neppure concettualmente. Santiago non sa cosa dipingere. Non lo sa proprio. Saville non si può neppure paragonare a Santiago.
Pensa te lavora dal '91 e sta ancora così? Tecnicamente mediocre?
Conosco santiago dal 91,già affermato e presente all'epoca con i suoi lavori,le varie seville e coda zabetta copiano semmai lui....
Gli spagnoli giovani copiano un pó troppo e per questo non emergono all'estero... Adelantado di Valencia poi é un vero maestro a "scegliersi" questo tipo di artisti (anche se ultimamente meno). Tra questi comunque Ydáñez non é certo il peggiore, e comunque non lo vedo come un "copiatore". Le importanti collezioni peró non capisco quale siano, la fondazione Coca Cola Spain? Il comune di Jaen? Oppure la collezione ABC di Madrid (premio dove casualmente un anno si e uno no vince un "Adelantado Boy")? Ydáñez é un buon pittore, ma senza "strombazzarlo" come se fosse un grande artista.