Categorie: roma

fino al 29.IX.2002 | Enzo Cucchi | Genazzano (rm), Castello Colonna

di - 26 Giugno 2002

Un sottile filo rosso sembra connettere, negli anni recenti, le mostre di Enzo Cucchi (Ancona, 1949) con la più varia provincia italiana. Pesaro, Siracusa, Frascati ed ora Genazzano sono tutti centri al di fuori dei grandi circuiti artistici nazionali ed internazionali. In ognuna di queste occasioni, tuttavia, il pittore ha interpretato l’esposizione mixando di volta in volta radicato legame territoriale ed arioso respiro internazionale. Il cambiamento dei palcoscenici, voluto e non subìto sia chiaro, non ha fatto poi che incidere positivamente sulla ricerca pittorica dell’artista marchigiano; le Scuderie di Frascati al posto del Guggenheim, l’ex-convento di Siracusa invece delle kunsthalle e delle kunsthaus. La produzione di Cucchi, salvo stasi fisiologiche e magari anche utili, non ha mai smesso di vagabondare tra molteplici visioni alla ricerca inesausta di una rappresentazione sempre più semplificata e sempre più complessa della figura umana o, meglio, delle storie dell’uomo.
Nelle soverchianti volumetrie dei saloni patrizi di Castello Colonna, a Genazzano, novanta opere di tutte le dimensioni distillano un percorso cronologico-esistenziale della pittura di Cucchi; a venticinque anni esatti dalla prima personale, a Roma – sua città/musa d’elezione – in Palazzo Taverna. La mostra prende avvio dal piccolo acrilico La Pace delle Piogge, del 1978 l’anno in cui Cucchi approda definitivamente alla pittura; allora come oggi sono i titoli, incomprensibi, sospesi, stranianti, misteriosi ed avvolte apparentemente slegati dall’immagine del quadro. Allora come oggi – dicevamo – sono i titoli a regalare il primo livello di lettura che giace su un ponte saldamente edificato tra pittura e letteratura, tra produzione visiva e suggestione poetica. Contrappunti che Cucchi non abbandonerà mai e che concederanno sempre ai lavori un potentissimo valore narrativo, sacrale, evocativo…
Dal piccolo acrilico la mostra esplode decisamente, in verticale. L’ottimo curatore Gianni Mercurio ha predisposto un allestimento presuntuoso, una risposta secca alla sfida lanciata dagli spazi mastodontici del Castello. I quadri sono collocati lassù, enormi ma mai paradossali come certa pittura d’oltre oceano, a guardare dall’alto lo spettatore, da par suo quasi costretto ad un’osservazione zenitale. La famiglia di tele del più visionario tra i nostri pittori contemporanei, descrive le evoluzioni produttive di un quarto di secolo, rimarca i differenti supporti (imperdibile il tunnel dove sono stati montati i cammei su juta sin’ora visti solo a Tel Aviv, abbaglianti quasi da sembrare retroproiezioni i quadri su canne di bambu, lunari gli inserti di led luminosi a descrivere sulle tele tracciati impossibili…), denuncia le fasi di stallo creativo (non ci sono opere del decennio ‘84/’95), approfondisce con dovizia le recentissime realizzazioni.
La costellazione di novanta opere che compongono la più grande retrospettiva mai allestita di Enzo Cucchi riesce a catapultarci nel bel mezzo di un racconto autenticamente autodidatta, fantasmagorico e costantemente assurdo, impaginato da un poeta visivo che sa descrivere cose grandi con la semplicità del segno. E viceversa.

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massimiliano tonelli
vista il primo giugno 2002


“Enzo Cucchi 1979/2001”, Genazzano (roma) Castello Colonna, a cura di Gianni Mercurio, aperta il ven, sab, dom 10-13; 15-20, 06 82077304, euro 5,16; Catalogo Electa con testi di Alessandra Galletta, Angela Vettese, Luca Marenzi e del curatore Gianni Mercurio, con fotografie di Attilio Maranzano.

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  • Complimenti per l'articolo perche' ci illumina un po' su quello che succede nel mondo della pittura contemporanea. Enzo Cucchi? No grazie non mi ispira molto. Lo trovo un personaggio molto triste.

  • Misteriosi i quadri di Enzo Cucchi, il più visionario dei nostri pittori contemporanei.
    Ricerca e rappresentazione complessa della figura umana.
    Bello l'articolo di Massimiliano Tonelli.

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