Il transitorio e l’eterno vivono e convivono nei numeri di Tatsuo Miyajima (Tokio 1957).
Le quattro installazioni ospitate dal Macro nella personale dedicata ad uno dei massimi rappresentanti dell’arte giapponese contemporanea, sono ispirate al tema, caro a Miyajima, dell’ Arte nel tempo. Nella mostra, curata da Achille Bonito Oliva, ci si trova a passeggiare in uno spazio-tempo che procede irreversibile e tiranno, spettatori consapevoli di uno scorrere inarrestabile.
Come dice Shuhji Terayama, “Gli uomini non possono vedere il tempo”, ma esso si materializza nella danza di numeri luminosi che costituiscono l’essenza delle opere di Miyajima.
In Counter Voice in Wine (2004) -opera realizzata ispirandosi a Roma e alla sua storia- un conto a ritroso da 9 a 1 si conclude nell’immersione in vino rosso, liquido strettamente legato alla cultura cristiana. Il tema del sangue, del sacrificio e della morte si lega al tempo della storia, del passato e delle origini. E il tempo universale si compone del tempo interiore e del percorso di vita di ogni individuo, come l’intera opera si compone di numerosi schermi in cui ognuno è unico protagonista.
La presenza dell’individuo nello scorrere del ritmo temporale torna in Changing Time With Changing Self, in cui i numeri appaiono su specchi che riflettono il fruitore, l’ambiente e il paesaggio urbano esterno, inserendoli nell’opera. Si è così proiettati all’interno di un mondo in cui il tempo è materialmente visibile, presenza tangibile e concreta quanto il proprio essere.
Più neutrale e distante è il rapporto del visitatore con Counter Line-Horizon Blue (2004) opera creata per questa mostra, in cui 98 periferiche di colore blu, in ambiente immerso nel buio, contano da 1 a 9 con ritmo lievemente differente l’una dall’altra. La precisione e la circolarità del conto numerico e la linerarità ed essenzialità del suo posizionarsi nello spazio, contrasta con la molteplicità di dimensioni temporali che si creano nel procedere ognuno con la propria vita, identica alle altre nella sua essenza ma autonoma nell’avanzare.
Numeri in movimento proiettati su muri, pavimento, soffitto e sugli stessi spettatori si liberano, infine, nello spazio, e se ne impossessano in Floating time in the Space, 2004; così come si accompagnano alla dinamicità dell’ascensore in Counter Window no.1, 2003.
Il tempo universale e individuale, il suo scorrere, i suoi colori, il valore fondamentale e così relativo della storia: sta tutto racchiuso nel contare da 1 a 9. Miyajima elimina lo zero, consapevole del suo valore simbolico, come pausa nel tempo, ma anche come continuità nelle infinite combinazioni che offre. Ma l’infinito e la pausa sono allusivamente presenti, rispettivamente nella circolarità del contare e nel buio, nell’attesa tra un numero e l’altro o nell’immersione tra una serie e l’altra.
E’, quella di Miyajima, un’arte sottile, che non coinvolge immediatamente il senso estetico e verso cui si può avvertire un iniziale senso di distacco, un’idea di freddezza o eccessiva intellettualizzazione. Tuttavia, la sua forza è nel riprodurre la naturalità dell’essere nella storia, sottolineando la necessaria fugacità dell’istante, ma anche l’inevitabile grandiosità dell’esistere. Di ogni numero come di ogni vita.
alessandra campoli
mostra visitata il 29 maggio 2004
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