San Severino è oggi una tranquilla cittadina delle Marche. Ma tra il XIV e il XV secolo dava filo da torcere a Firenze e Venezia, oltre che alla vicina Urbino. E al pari dei rivali, per difendere la propria identità, utilizzava anche l’arte. È così che questo piccolo centro ha dato il suo contribuito alla civiltà del Rinascimento. È ciò che ha inteso ricordare Vittorio Sgarbi, promotore della mostra che ha voluto portare, dopo una
Aprono la mostra le poche opere certe o stilisticamente attribuite – a volte inspiegabilmente – ai due artisti locali di fine Quattrocento: Lorenzo d’Alessandro e Ludovico Urbani. Segue una sezione dedicata agli artisti non locali ma che lavorarono nel territorio. Qui colpiscono i grandiosi polittici di Niccolò Alunno e di Vittore Crivelli. E una tavola del Pinturicchio che da sola meriterebbe la visita di questa mostra. È evidente nelle opere il legame con la tradizione locale tardogotica dei fratelli Salimbeni e di Gentile da Fabriano. Legame voluto, tant’è che era ancora vivo allo scorcio del XVI secolo, sia pur coniugato con rimandi a Signorelli, Piero della Francesca, Carlo Crivelli e Mantegna. Emerge chiara l’immagine che San Severino voleva dare di sé: forte della propria identità ma capace di stare al passo con i tempi. E con i concorrenti.
Tuttavia nella mostra non affiora il connubio tra l’arte e il contesto politico-territoriale che l’ha generata. Forse non era nelle intenzioni dei curatori, i quali, anzi, si fregiano di aver avuto in prestito opere che per cinquecento anni erano miracolosamente rimaste al loro posto originario nelle chiese per cui erano state create. Il risultato è però che esse appaiono snaturate, perché
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sara magister
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Questo stile antico, antichissimo
questo messaggio celeste
questo fondo oro
vorrei un aereo B52 su quei cieli di luce assoluta!
Vorrei il segno di una deflagrazione in quei volti!
Vorrei che il colpevole reggesse lo scettro e fosse smascherato tra i manti perfetti e purissimi!
W l'arte contemporanea e chi si sente figlio dell'oggi!
Ottima la critica della giornalista Magister! Grande
Notizia sintetica ma esauriente, mirata a far conoscere i pregi e i "difetti" della mostra. Analisi dell'eposizione in rapporto alla possibile fruizione dell'osservatore. Utile soprattutto per questo particolare, che tiene conto del rapporto pubblico-opera d'arte.
Complimenti!
Leggere Sara Magister, che non ama le formalità, è una delle cose belle da salvare.
Se devo essere formale per ufficializzare il mio pensiero, lo faccio senza vergogna.
Leggerla, poi, in coriandoli acuti come questo ultimo è davvero una soddisfazione.
Sono sempre grato a chi mi salva dalla misantropìa.
Ciao, Biz.
Anche l'arte contemporanea usa l'oro. Che male c'è ad avere delle radici? Ancora si può imparare molto dal passato.
Rete, Reeeteeee, che grandissimo poeeettaaaaaa
Articolo interessante, ricco di spunti e di piacevole lettura.