“Tra tutte le immagini, quella a cui sono più legato è il lungomare di l’Havana”, spiega Andrea Garuti (Firenze, 1965). “C’era una luce meravigliosa. E io mi sentivo felice di ciò che stavo facendo.”
Havana è una delle sei città (le altre sono Barcellona, Hong Kong, Mosca, Shanghai e Tokyo) su cui l’autore ha puntato l’obiettivo per la sua prima mostra personale, Urbe tremula (il curatore è Gianluca Marziani). Un progetto che verrà ampliato con le vedute di altre città, tra cui Roma, e che vedrà la luce in forma editoriale –Views, Damiani Editore- nella primavera del 2007
Fotografo professionista dal 1995 (lavora nell’ambito della moda e della pubblicità), Garuti ha lasciato la sua città natale -dove si è laureato in Architettura- per trasferirsi a Milano.
A fotografare ha cominciato da ragazzino, imparando la tecnica dal padre fotografo. Dal percorso formativo universitario, invece, è stata importante l’impostazione, l’ordine mentale. È comunque un legame profondo, quello con l’architettura, che affronta al livello fotografico con progetti che esulano dal lavoro di routine.
“Mi piace fotografare l’architettura delle città in generale, sia la gente che i palazzi”, racconta l’autore. “L’architettura è l’involucro della vita. Sono un cittadino e amo le città perché racchiudono il vissuto delle persone, la vita in generale.”
All’idea di questo progetto ha cominciato a lavorare nel 2000, mentre era in vacanza a New York: “Mi ero portato il banco ottico e avevo voglia di fotografare quella città, perché mi avevano un po’ annoiato le solite immagini. Volevo rendere l’idea di continuo movimento. Perché anche un edificio che è fermo, in realtà, varia a seconda della luce, del tempo atmosferico e di altri fattori. Quella volta fotografai tutto su una lastra e poi rimontai le immagini tagliando le stampe e ricomponendole.”
Garuti ha continuato ad usare la pellicola per queste sue vedute “scomposte”, facendo delle specie di collage virtuali con l’uso del computer. L’inquadratura funziona sia nella sua veduta d’insieme che nella focalizzazione di un singolo segmento.
Sono quindici le immagini di grande formato –tutte a colori– esposte nelle sale dalla Romberg. Edifici e vedute urbane di metropoli nel loro pulsare, che il fotografo osserva per la prima volta montando il cavalletto e scattando le fotografie. Garuti preferisce gustare la genuinità delle emozioni, piuttosto che cercare di inquadrare impressioni studiate in precedenza. “Faccio sempre così quando viaggio, non mi documento prima della partenza, preferisco avere sensazioni”spiega. “La storia, le informazioni le cerco dopo, quando torno a casa. Un approccio del genere ho letto che lo aveva Richard Avedon quando faceva ritratti. Mentre ci sono fotografi, tra cui Annie Leibovitz, che vogliono entrare in contatto con il soggetto da fotografare prima dello scatto. Avedon preferiva affidarsi alle sensazioni del momento.”
manuela de leonardis
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Che bello
veder
cotante sperimentazioni
vuote ed insulse
pigiata
nel gator
o nel forex
quanto vale una foto
che chiunque può far?