Categorie: roma

fino al 3.X.2004 | Ed Ruscha | Roma, Maxxi

di - 6 Luglio 2004

Il Maxxi -pur avendo la connotazione di spazio improntato al futuro (e alla ricognizione del nuovo)- persegue, al contempo, un’importante finalità storica, tesa a documentare e ad analizzare criticamente le espressioni più significative del secondo ‘900: un periodo nettamente contraddistinto dall’escalation americana, nuova “maestra di stile”, destinato a “fare tendenza”.
Tuttavia, il curatore Paolo Colombo, fine conoscitore del panorama statunitense, opta per un protagonista defilato dal mainstream e dal sistema ufficiale delle multinazionali dell’arte. A Ed Ruscha (Omaha, Nebraska, 1937) è dedicata, infatti, l’ampia retrospettiva allestita nella sede di via Guido Reni. La vicenda artistica s’intreccia a quella esistenziale, che si snoda sulla celebre Route 66, percorsa in automobile da Oklahoma City a Los Angles, nel 1956.
Un viaggio, a dir poco, iniziatico, che accomuna molti giovani artisti formatisi nell’Ovest degli Stati Uniti tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60. Il deserto e la sua vertigine spaziale destano un fascino ipnotico, che si fissa nella psiche sotto forma di flash immediati. A posteriori, le immagini riaffiorano dal ricordo improvvisamente, come un dejavù. Il vuoto spaziale che si avverte lungo il circuito infinito delle freeways suscita l’impressione di naufragare in the middle of nowhere. Tale condizione favorisce, da un lato l’affinamento delle facoltà enterocettive, dall’altro la registrazione fulminea e random del paesaggio visto dal parabrezza della vettura. A scandirlo sono, innanzitutto, le stazioni di servizio, leitmotiv di un ampio reportage fotografico, selezionato e raccolto in un libro del ‘63: Twenty-six Gasoline Station. Il soggetto incarna l’estetica on the road radicata nell’immaginario americano, pervaso di car culture. Lo stesso Ruscha si autodefinisce, ironicamente, “Ford Man”, in omaggio all’industria di Detroit, fondata su un concept automobilistico utilitario e popolare. Un simbolo della società di massa, come la zuppa Campbell e le scatole Brillo! di warholiana memoria.

Non a caso, il clima in cui esordisce Ruscha risente d’influssi post-Pop, declinati nell’idioma locale dell’assolata e ricca California. Qui, la parola d’ordine non è quella inurbata e filo-europea della New York School, ma lo slang easy e immediato della vita quotidiana, dall’anima decisamente folk. Un vernacolo spontaneo e sui generis, alimentato dal fascino patinato di Los Angeles: surreale ed effimera come una quinta scenografica; rigorosamente standardizzata nel suo look artificiale di cottages, palme e piscine. L’uniformità spossante di questo paesaggio “anemico” è smorzata dall’appeal accattivante della segnaletica stradale, per cui Ruscha nutre una forte attrazione.

Pertanto, elabora una peculiare forma di espressione verbo-visiva, in grado di coinvolgere il fruitore sul piano sinestetico. La parola è inglobata nei suoi lavori pittorici, sia come elemento grafico, sia formale. Le scritte assumono una valenza molteplice, sempre evocativa: di suoni, sapori, odori, suggestioni legate all’immaginario contemporaneo. Inoltre, l’artista esplora le diverse varianti stilistiche delle lettere, da quelle gotiche e retrò, a quelle ispirate alla grafica pubblicitaria, analizzandone il potere d’impatto iconico, prima che semantico. Ruscha, dunque, come un writer ante-litteram… La scritta incarna la quintessenza di un’identità, sigillata nella cifra icastica ed immediatamente riconoscibile del marchio. Si pensi a quella cubitale che campeggia sulla collina di Hollywood, emblema di un mito. Il riferimento al cinema, universo parallelo e speculare che riflette il lifestyle made in California, caratterizza gli ultimi lavori dell’artista: vedute gigantesche, panoramiche, aeree di cime montuose, che ricordano il logo della Twentieth Century Fox. Immancabile il corredo linguistico, dissociato e spiazzante rispetto all’immagine: un voluto nonsense che si confà alla vacuità di un habitat illusorio, regno incontrastato della fabula mediatica.

maria egizia fiaschetti
mostra visitata il 30 giugno 2004


Ed Ruscha, a cura di Paolo Colombo
Maxxi – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo
Via Guido Reni 2, 00196 Roma
martedì-domenica, ore 11:00-19:00
per informazioni: tel. 063202438 – fax 063202931
www.maxximuseo.orgsvannini@darc.beniculturali.it


[exibart]


Articoli recenti

  • Danza

Forza e fragilità in scena: il doppio debutto coreografico di Adriano Bolognino

Il doppio debutto di Adriano Bolognino al Festival Danza in Rete di Vicenza: un raffinato dialogo tra forza e fragilità…

1 Maggio 2026 8:30
  • Film e serie tv

Il film su Michael Jackson racconta l’ultima fiaba della nostra vita

Uscito nelle sale, il biopic-agiografia sulla più grande pop star del mondo mette in scena la prima e l’ultima fiaba…

30 Aprile 2026 19:30
  • Arte contemporanea

Addio a Georg Baselitz, muore a 88 anni l’artista che ha capovolto la pittura

È morto a 88 anni Georg Baselitz: la sua lunga carriera è stata segnata da una pittura radicale e sovversiva.…

30 Aprile 2026 18:55
  • Attualità

La giuria internazionale si dimette in blocco a pochi giorni dall’apertura. E La Biennale istituisce i Leoni dei Visitatori

A pochi giorni dall’inaugurazione della Biennale di Venezia, arriva una notizia senza precedenti: l’intera giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale…

30 Aprile 2026 18:29
  • Mostre

La festa è la trama: gli arazzi collettivi di Marinella Senatore da Mazzoleni a Milano

In occasione del quarantesimo anniversario della galleria, Mazzoleni presenta FESTA! la prima personale di Marinella Senatore nel nuovo spazio milanese.…

30 Aprile 2026 17:32
  • Street Art

Banksy torna a colpire con una nuova scultura nel cuore di Londra

Una nuova opera di Banksy compare a Londra: dopo l'inchiesta di Reuters sulla sua identità, lo street artist torna a…

30 Aprile 2026 16:55