Una sala espositiva trasformata in una sorta di grande scatola bianca, tutta dipinta con lettere dell’alfabeto nere. E’ questa l’installazione di Stanislaw Drodzd (Slawkow – Polonia, 1967) intitolata semplicemente tra, in mostra a Roma. Presentata per la prima volta nel 1977 alla galleria Foksal di Varsavia, segna l’inizio dei lavori che Drodzd dedica allo spazio sia esterno che interno del cervello dell’uomo.
Prendendo spunto dalla preposizione “tra”, l’artista la scompone in singole lettere, ne aggiunge delle altre e le dissemina sul pavimento, sulle pareti e sul soffitto di questo grande ambiente rischiarato da luci soffuse. Il visitatore entra a far parte dell’opera e paradossalmente entra nel proprio cervello: provano emozione, ma anche un vago senso di oppressione.
Perché tra è l’essere umano, con la sua sensibilità a volte sacrificata dal quotidiano, i suoi sentimenti divenuti drammaticamente casuali. Ritroviamo in questa opera l’impostazione di Alea iacta est lavoro presentato da Drodzd alla cinquantesima Biennale di Venezia in rappresentanza della Polonia. Concettualmente simile, con un elemento ludico al suo interno, vedeva le pareti del padiglione interamente coperte con tessere del domino e al centro un tavolo con scatole del gioco a disposizioni dei visitatori affinché potessero cimentarsi. Anche in quella occasione avveniva un forte coinvolgimento dello spettatore, protagonista egli stesso dell’opera. Drodzd, che vive e lavora a Wroclaw (Polonia) -città da cui si allontana difficilmente anche a causa di una grave malattia che ne condiziona la mobilità- ha esordito nel 1967 dedicandosi alla poesia concreta, visuale, utilizzando parole o singole lettere o numeri per formare delle unità semantiche che si susseguono nello spazio, su grandi superfici. Seguace delle teorie di Wittgenstein esprime la sua creatività con opere di carattere concettuale fatte di segni che sviluppano una poetica coinvolgente proprio per come sono proposte dall’artista.
pierluigi sacconi
mostra visitata l’8 novembre 2004
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Vivo il presente come uno stato di allerta continua. Non è una metafora: il corpo reagisce prima ancora della testa