Un giovane artista e una galleria fresca di apertura sono connubio perfetto per proporre un’arte, quella fotografica che -sebbene abbia ormai un secolo di storia- offre notevoli possibilità di sviluppo.
Howtan (1974), artista italo persiano, porta avanti nella sua opera un discorso basato su un’intensa carica espressiva, legata a colori forti e immagini cruente, che si sposa con una ricerca dell’interiorità che è dietro ciascuna immagine, figura e gesto rappresentati. Da qui nasce Inferno e Paradiso.
Ogni opera racchiude molteplici significati, nella ricercata ambiguità dei soggetti e della loro sessualità, nei simboli esplicitamente allusivi -lacerazioni, tagli e castrazioni…- nella presenza dominante del sangue e nella vivacità cromatica di fiori, piume, paillettes (che applicate sull’opera le danno una tridimensionalità ed un contatto con la realtà che va materialmente oltre la fotografia).
Sul set fotografico l’artista ricostruisce situazioni in cui le sensazioni e emozioni vengono materializzate ed esteriorizzate per sdrammatizzare la sofferenza interiore e provare così una sensazione di piacere e di liberazione. E la foto non è istantanea, gesto colto per caso, ma risultato di una scelta operativa e di un processo mentale precisi e determinati.
Il senso del discorso resta aperto, l’ultima parola –nonostante appaia tutto estremamente evidente- è affidata a chi guarda: donne, sangue, acqua, fiori e piume, madri non materne e volti eccentricamente deformati, sono lasciati all’occhio senza didascalie. Così i corpi solitari che si stagliano nel bianco della scenografia danno concretezza ad uno spazio che sembra esistere solo in virtù della loro presenza.
“Dalla Body Art” scrive Achille Bonito Oliva “all’Azionismo Viennese, dal cartoon alla pornografia, dalla moda al film erotico, dal sadomasochismo al voyeurismo, Howtan, con felice cleptomania, recupera stimoli linguistici da una famiglia di artisti che non sono parenti tra loro: Artaud, Kubric, Serrano, Golden, Araki, Abramovich, La Chapelle, Kern, nella creazione di opere che sono “uno strappo di pelle della realtà”.
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www.howtan.com
alessandra campoli
mostra visitata il 17 marzo 2004
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La mia pittura informale e astratta è guidata principalmente dall'emozione pura e dall'interiorità
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ci sono stato alla sua mostra, è veramente incredibile e unico, credetemi mi sento che diventerà uno dei più grandi artisti del secolo.
Fatemi sapere tutte le notizie su di lui, io scrivo amche su una rivista importante d'arte americana.
Grazie e a presto
Andrea Vicentini