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fino al 30.V.2010 | Fabrizio De Andrè | Roma, Ara Pacis

di - 26 Marzo 2010

Anche Roma rende omaggio a Fabrizio De Andrè (Genova, 1940 –
Milano, 1999),
ospitando la mostra che da Genova, passando per la Sardegna, giunge all’Altare
della Pace di Augusto, meglio noto, per uno strano caso delle lingue, come Ara
Pacis. Ed è proprio dalla lingua e dai suoi linguaggi, dalle parole delle
canzoni, ma sarebbe meglio dire dalla letteratura che Faber ci ha lasciato, che
inizia il percorso multimediale della mostra, opera sensibile e attenta di Studio
Azzurro
, uno dei
più importanti gruppi internazionali di videoarte.
Il percorso è suddiviso in quattro ambienti e, come si
conviene a un vero poeta, il primo è dedicato alla sua poetica, a sua
volta divisa per temi: l’amore, la guerra, Genova, gli ultimi, la morte e la libertà. L’opera di De Andrè vive nella relazione con lo
spettatore, che si ritrova fin da subito immerso nelle sue canzoni, di cui può
seguire i testi nei video al centro della sala, ma anche osservarne gli studi
preparatori sulle pareti e ascoltarle cantate dalla sua voce.
Suggestioni sonore e visive che contribuiscono a estendere
e allargare l’opera di De Andrè fino a oggi, come per Khorakhanè, la cui musica e le cui parole
fanno da sottofondo alle immagini televisive di un campo Rom cui è stato dato
fuoco, o per il Testamento di Tito, dove sono le immagini di esecuzioni capitali a fare da
eco vicina al comandamento di non uccidere.

L’interazione del pubblico va a crescere già nella seconda
sala, dedicata alla musica, dove semplicemente appoggiando su tavoli di legno il
disco scelto compaiono video e immagini che raccontano la storia dell’album, i
suoi retroscena, il periodo storico, attraverso le testimonianze di chi ne ha
vissuto l’avventura, con interviste a Vincenzo Mollica, Mauro Pagani, Dori
Ghezzi, Cristiano De Andrè.
Sono gli stessi personaggi delle canzoni a presentarsi nei
video che animano giganteschi tarocchi della terza sala e che introducono nel
realissimo mondo del cantautore. Marinella è una ballerina intrappolata in un carillon, Piero un soldato burattino, Nancy in equilibrio precario su una
fune. In un gioco tra reale e virtuale sono presenti i tarocchi originali
creati da Pepi Morgia per la scenografia della tournée di Le nuvole e uno spazio web in cui compaiono
i tarocchi creati dai visitatori.
A conclusione del percorso, è la sezione relativa alla
vita quella che più stuzzica lo sguardo voyeuristico del fan. Qui troviamo il
messaggio della segreteria telefonica fino agli appunti su Come coltivare il
giardino l’orto ed il frutteto
di Angelo Pucci o i quadri astrali di Fabrizio e della
moglie Dori Ghezzi.

Si esce dalla mostra con la sensazione di voler continuare
ad ascoltare le sue parole mentre si riflette su una sua frase: “Le canzoni
servono a formare una coscienza. Sono una piccola goccia dove servirebbero
secchi d’acqua. Cantare, credo che sia un ultimo grido di libertà. Forse il più
serio. Scrivere canzoni sta diventando una responsabilità sociale, ma se ne
sono accorti in pochi. Esse entrano a far parte del patrimonio di un popolo,
sono parte della coscienza
”.

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dal 23 febbraio al 30 maggio 2010
Fabrizio
De Andrè. La mostra
a cura di Vittorio
Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia
Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta (zona piazza Augusto Imperatore) – 00186 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 9-19 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 9; ridotto € 7
Catalogo Silvana Editoriale
Info:
tel. +39 0682059127; info@arapacis.it; www.fabriziodeandrelamostra.com

[exibart]


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