È la voce -nel contesto specifico dell’opera lirica- il filo conduttore dei tre video che Vasco Araujo (Lisbona 1975) presenta a Roma. Araujo appartiene a quella nuova generazione di artisti portoghesi che, sebbene da tempo presente nel panorama artistico internazionale (dallo SMAK di Gent al Museu de Arte Contemporanea de Serralves-Porto, Biennale di Mosca, Biennale di Sydney…) in Italia -se si esclude la partecipazione all’ultima Biennale di Venezia- è ancora da scoprire.
“Sto attivando un programma di scambio culturale dell’arte portoghese in Italia e viceversa.”, spiega la curatrice, Simona Cresci. “ Per questa prima mostra italiana -il cui intento iniziale era quello di una doppia personale- ho scelto il lavoro di Vasco Araujo e di João Louro.”
Dall’8 maggio, infatti, nella sala della Galleria La Nuova Pesa dove è proiettato il video che Araujo ha presentato anche a Venezia, The Girl of the Golden West (2004), verranno esposte alcune grandi installazioni di João Louro (Lisbona 1963) sul tema del linguaggio.
Se in The Girl of the Golden West l’ispirazione veniva dall’opera di Giacomo Puccini La Fanciulla del West, negli altri due video –La stupenda (2001) e Far de Dona (2005)- i riferimenti sono la Norma di Vincenzo Bellini (l’aria è Casta Diva) e Rinaldo di Handel (Lascia che io pianga).
“L’opera è una passione che tengo in vita attraverso l’arte”, afferma il giovane artista, che è anche cantante lirico. “Amo l’opera e l’arte alla stessa maniera, ma ho studiato arte – scultura- scegliendo di essere artista non cantante.”
Apparentemente diversi, questi tre video sono, in realtà, tutti incentrati sul tema dell’identità, soprattutto sociale e sessuale. Araujo usa l’opera come strumento di indagine: “Dell’opera quello che mi affascina è la dicotomia tra finzione e realtà.”, continua. “Le storie sembrano banali, ma in realtà l’opera portando avanti vissuti di tutti i giorni, in cui ognuno di noi si può rispecchiare, diventa portavoce di storie universali.”
È una storia edipica quella narrata in Far de Dona in cui una donna -sempre inquadrata di spalle- parla usando la gestualità dell’alfabeto muto. Nello stesso momento in cui lei perde la voce, il figlio scopre di avere una voce bianca. Le struggenti note musicali accompagnano in questo percorso che indaga il rapporto intimo tra madre e figlio, lo svelarsi di una condizione attraverso il passaggio ineluttabile di una perdita.
L’installazione La Stupenda rimanda, invece, ad un’atmosfera un po’ datata. In un ambiente arredato con mobili d’epoca, foto scolorite nelle cornici, uno scialle poggiato sullo stipite della porta, vasi colmi di fiori sciupati e ben 35 cuscini, viene proiettato il video in cui è lo stesso artista che –complice la parrucca, la stola di visione e un filo di perle- interpreta il ruolo di una grande cantante lirica in declino. La stupenda, altri non è che la soprano australiana Joan Sutherland, seconda soltanto alla “Divina” Maria Callas. Girato in forma di intervista, il video affronta con punte di ironia e tristezza spaccati del mondo dello spettacolo e della condizione umana in generale. Da questo suo piccolo mondo -un po’ regno, un po’ prigione- la diva parla della sua famiglia e del suo pubblico, lasciando “seccare i petali dei fiori donati dai suoi ammiratori, che utilizza successivamente per riempire i cuscini dove sono ricamate le date e i luoghi dei suoi spettacoli.”
manuela de leonardis
mostra visitata il 20 aprile 2006
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