Per costruire ha scelto il “materiale” più difficile: una suggestione che non ha consistenza. Eppure gli ambienti creati con la luce da James Turrell non sembrano il risultato di una sfida, ma di una appropriazione lenta, di uno studio costante delle condizioni e dei modi: può lavorare pensando alle pareti di una stanza o al ventre fatto di roccia di un vulcano, cambiano le dimensioni, i fattori strettamente legati al luogo, non muta la cura paziente di ogni dettaglio, la precisione millimetrica che orienta i raggi luminosi, che stabilisce le distanze, l’inclinazione degli schermi…
Prima personale italiana per James Turrell, quella allestita presso l’Associazione Culturale Valentina Moncada (visitabile fino al 30 luglio 2001), due spazi costruiti appositamente e due immagini dal progetto “Roden Crater ”: “piccolo” e “grande”, per raccontare come si crea un’architettura che solo apparentemente è vuota.
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