Un volto che lentamente si dissolve e viene dilavato via, la considerazione, attraverso molteplici angolazioni, della propria condizione di donna in rapporto alle esigenze ed alle aspettative della società che la circonda, la visione del decadimento del corpo, del dolore fisico, le conseguenze estreme che derivano dall’improvvisa mancanza di collegamento e armonia tra le esperienze della mente e quelle del sentimento che sembrano quasi in lotta tra di loro e finiscono per annientarsi in quanto non concepibili come singole unità autonome, il processo di vita e morte reso attraverso immagini di natura corrotta, in decadimento, sotto l’aggressione costante del tempo, come se il vivere incombesse minaccioso e non permettesse il godimento dei suoi frutti, l’inutilità della ciclicità della vita che viene rappresentata da allegorie di stagioni desolate, sconfitte proprio nei loro maggiori valori rappresentativi, sono i temi attraverso cui si snoda il percorso visivo che ci offre Pamela Pompei, artista romana, presso la galleria Massenzio Arte.
La questione affrontata da Pamela, i suoi punti di vista che sembrano convergere verso una totale, dura e recisa negazione della “gioia” del vivere, un radicale ed analitico smembramento degli edifici del “luogo comune” dell’esistere, lasciano comunque uno spiraglio che si coglie nelle tre fasi del trittico che chiude questo percorso, un omaggio alla grandezza di Caravaggio, nelle quali luce, arte e conoscenza indicano chiaramente un possibile percorso di ascesa ad una migliore condizione pur restando ferma nella considerazione che la semplicità nel vivere rimane una pura utopia, sempre densa di incognite indifferenti al tipo di scelta o di percorso intrapresi. Tutto questo è giocato sul filo di uno stile personalissimo caratterizzato da scelte cromatiche pure e violente ed espresse da situazioni di luce decisa, direzionale, senza alcuna concessione alla morbidezza, un autentico carattere guida della Pompei, che incide con nettezza e precisione gli spazi inquadrati, offrendo una visione estrema e chiara della rappresentazione iconica del pensiero di questa artista.
Link correlati:
Il sito di Pamela Pompei: www.pigreco.net
Paolo Viridian
mostra visitata il 08.XI.2001
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beh, si, io ci sono stato e ho visto. perchè una mostra di immagini si deve vedere, al di là di ogni possibile recensione che, per quanto coinvolta e coinvolgente, rimane un testo. Queste immagini vanno oltre il testo non possono essere tradotte.
Ho visitato questa mostra e ne sono rimasto profondamente colpito e turbato. Un'esperienza densa di significati, un viaggio dentro le aspettative deluse e il timore del futuro che a ciascuno capita di sentire. Ho visto nella "natura marcia" di questa artista, nel suo violento impatto di abbandono e di carnalità sporca e orgiastica, l'icona del senso di sconfitta che personalmente provo come uomo quando l'ordinarietà sopraffà i sogni e le speranze, il loro candore, quando le speranze si trasformano in disillusioni e quando mi rendo conto che tutto questo si ripete ciclicamente senza permettere di sperare ancora, costringendomi a immaginare la vita come un inferno dantesco. Un tuffo in una visione macabra e pessimistica che colpisce una sfera ben precisa delle mie paure inconscie. Ma per fortuna, usciti dalla galleria, si può tornare a respirare e a illudersi che in fondo il mondo sia un'ostrica.